La festa del Perdono di Assisi ha richiamato anche quest’anno al Monastero delle Clarisse di Lecce numerosi fedeli, giunti per vivere il dono della misericordia che san Francesco, oltre ottocento anni fa, chiese al Signore per tutti.

 

 

Come accade ormai da anni, le celebrazioni dell'1 e del 2 agosto continuano a suscitare una partecipazione intensa e raccolta, segno di quanto il desiderio di riconciliarsi con Dio abiti profondamente il cuore dell'uomo.

La serata del 1° agosto è stata caratterizzata dall'adorazione eucaristica all'aperto, presieduta da mons. Angelo Massafra Ofm, arcivescovo emerito di Scutari-Pult, che ha svolto il suo ministero missionario ed episcopale in Albania per oltre trent'anni.

Nel corso della meditazione, mons. Massafra ha richiamato la testimonianza dei martiri albanesi, uomini e donne che, durante la persecuzione del regime comunista, hanno affrontato il carcere, le torture e la morte senza rinnegare Cristo. Il loro esempio, segnato dalla capacità di perdonare i propri persecutori fino all'ultimo istante, resta una delle espressioni più alte del Vangelo della misericordia.

Ieri, 2 agosto le celebrazioni sono proseguite con le messe. Presso il Monastero delle Clarisse, l'Eucaristia serale è stata presieduta dall'arcivescovo di Lecce, mons. Angelo Raffaele Panzetta. Anche il santuario di Sant'Antonio a Fulgenzio ha accolto numerosi fedeli nelle due celebrazioni eucaristiche della giornata.

Nell'omelia (IL TESTO INTEGRALE), mons. Panzetta ha ricordato come tutta l'esperienza spirituale del Poverello nasca dall'ascolto della Parola di Dio, “scrigno dal quale San Francesco ha attinto l'ideale evangelico, che ha scelto per sé e che ha indicato a tante persone che hanno seguito il suo esempio, e orientamento della sua santità, che lo ha portato ad avere a cuore la salvezza sua e di tutti”.

Soffermandosi sulla seconda lettura della liturgia (Rm 8,35.37-39), l'arcivescovo ha indicato la certezza fondamentale della fede cristiana: “l’amore di Dio manifestato in Gesù è la roccia sulla quale costruire la vita. Non è il nostro amore per Dio a sostenerci, ma il suo amore fedele per noi”. Proprio perché fragili, non possiamo confidare soltanto nelle nostre forze; quando ci scopriamo amati dal Signore, siamo capaci di far emergere il meglio di noi stessi e di vivere con responsabilità la nostra vocazione.

Richiamando il brano del vangelo (Mt 14,13-21), mons. Panzetta ha poi evidenziato il profondo significato eucaristico del brano: “l'Eucaristia è il sacramento della compassione di Gesù per noi, che abbiamo fame e non bastiamo a noi stessi. Senza la grazia di Dio non andiamo da nessuna parte. La Chiesa non produce la grazia, la riceve da Gesù. Quando ci fondiamo sulla sua grazia, i frutti sono abbondanti: dodici ceste piene”. Da questa esperienza di grazia scaturisce anche un “metodo sociale” fondato sulla fraternità e sulla condivisione, “perché quando ciascuno spezza il proprio pane con gli altri, il dono di Dio basta e avanza per tutti”.

Al termine dell'omelia, l'arcivescovo ha affidato ai fedeli due semplici consegne per il cammino quotidiano: vivere nella certezza dell'amore fedele di Dio e scegliere ogni giorno uno stile fraterno, confidando nella Provvidenza e imparando a condividere.

Fondamentale, anche quest'anno, è stato il contributo dei frati e dei numerosi sacerdoti che hanno garantito un’ampia disponibilità per le confessioni. Un servizio prezioso che ha permesso a tanti fedeli di sperimentare concretamente la gioia del perdono e la tenerezza del Padre.

Queste giornate di grazia rinnovano così per la Chiesa di Lecce il messaggio che San Francesco consegnò oltre otto secoli fa: nessuno è escluso dalla misericordia di Dio. In un tempo segnato dalla fretta, dalle contrapposizioni e dalla fatica di ricominciare, il Poverello di Assisi continua a ricordare che nessuna ferita è più grande dell'amore del Signore e che ogni autentico rinnovamento nasce da un cuore riconciliato.

La grazia della Porziuncola resta una profezia sempre attuale: una Chiesa che tiene aperte le porte della misericordia, genera uomini e donne capaci di aprire il cuore, di condividere il pane e di costruire fraternità.

Così il Perdono di Assisi continua a trasformare la misericordia ricevuta in misericordia donata, facendo di ogni credente un artigiano di riconciliazione e di pace.

 

 

 

 

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