L’omelia dell’arcivescovo Angelo Raffale Panzetta (IL TESTO INTEGRALE) incentrata sulla memoria storica del grandioso evento del XV Congresso Eucaristico Nazionale, ha proposto in modo molto pregnante i valori dell’unità della Chiesa e la responsabilità di conservare e riproporre con cura le preziose testimonianze offerte dagli straordinari testimoni della cultura, della vita civile e religiosa intervenuti nella manifestazione.

Proponendo, in particolare, di cogliere particolarmente la capacità dell’Eucaristia di “trasfigurare salvificamente la nostra vita” anche nella società contemporanea, nonostante i due millenni trascorsi dalla sua istituzione nel Cenacolo ed i settant’anni trascorsi dalla celebrazione congressuale leccese... Nel nome dell’amore e dell’unità da conservare e promuovere responsabilmente con continuo impegno e coraggioso ardimento, proprio sulla scia dell’opera del presule Francesco Minerva.
Un presule dotato di straordinarie capacità organizzative, abile nel coinvolgere intensamente, valorizzare la devozione popolare fondandola su solidi fondamenti teologici ed intense celebrazioni comunitarie.
Panzetta ha evidenziato in particolare il coraggio intrepido, proprio audace della Chiesa diocesana, di accogliere l’impegnativa scelta compiuta da Papa Pio XII e realizzare l’evento congressuale nel profondo Sud d’Italia, per tanti aspetti organizzativi ancora emarginato nella nazione dopo la guerra mondiale.
Ed ha sottolineato l’intenso e meraviglioso coinvolgimento da parte della comunità salentina, unito a straordinaria emozione caratterizzata da profonda dinamicità e sbalordimento di fronte a qualcosa di inatteso, straordinario o difficile da comprendere.
Certo, la situazione civile e religiosa è fortemente mutata, per cui occorre un rinnovato impegno nell’incontrare e vivere l’amore divino, facendo della propria vita un autentico dono con quotidiana e missionaria testimonianza di servizio a Cristo ed ai fratelli.
Definendo la festa del Corpus Domini come “la festa dello stupore eucaristico”, l’arcivescovo ha, pertanto, rilevato efficacemente che proprio dalla memoria del passato può fiorire un rinnovato ardore ed un fecondo rinnovamento individuale e comunitario della Chiesa leccese.

