Con la Domenica delle Palme anche l'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha dato inizio alla grande Settimana Santa.

 

 

La celebrazione, dopo la statio presso la chiesa di Santa Chiara per la Commemorazione dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme, è proseguita con la processione verso la cattedrale, centro e fulcro della vita liturgica dell'intera comunità diocesana.

Il servizio all'altare è stato curato dai seminaristi del seminario maggiore guidati dal segretario particolare dell'arcivescovo don Andrea Gelardo.  I canti sono stati eseguiti dal coro della chiesa cattedrale accompagnato all'organo dal maestro Ines Gravili.

Più che una semplice omelia (IL TESTO INTEGRALE), il presule leccese ha voluto dare all'assemblea che lo ascoltava delle vere e proprie coordinate per vivere questi giorni santi quali kairòs, come un tempo di grazia in cui accogliere la grazia di Dio che a piene mani fluisce.

Ascoltare il racconto della Passione secondo la redazione dell'evangelista Matteo è, al dir dell'arcivescovo, come fare un bagno autentico in una piscina (quella della Parola ndr) capace di rendere il lettore/ascoltatore una creatura rinnovata e redenta.

Ecco le parole di Panzetta: "Parlando del racconto della passione del Signore, i Padri della Chiesa, spesso dicono che questa narrazione è simile a una grande piscina di grazia, nella quale bisogna buttarsi integralmente, perché solo come immergendosi profondamente in questo racconto d'amore e in questo racconto drammatico si può uscire rinnovati, diventare creature nuove. Noi vogliamo fare così, vogliamo immergerci in questo racconto che conosciamo fin dalla nostra infanzia, vogliamo buttarci dentro questa narrazione piena di luce per diventare creature nuove".

Ciò  che, allora, colpisce del racconto matteano che, più  di quello degli altri evangelisti è ricco di particolari circa i vari personaggi, è la centralità e la maestosità di Gesù il quale non è in balia degli eventi ma viene descritto in maniera  trionfante, viene dipinto come colui nel quale si sono condensate e compiute le attese dei profeti: questo aspetto è il nucleo incandescente di tutto il racconto se di pensa che questo scritto è stato destinato in prima battuta per dei credenti che erano arrivati alla fede dal mondo giudaico.

Cosi, dunque, l'arcivescovo di Lecce: "Il vero protagonista di tutta la vicenda è Gesù di Nazareth; nel racconto Gesù non è mai in balia degli eventi; non sembra nemmeno lui il condannato; ha una maestosità, ha una regalità, ha un potere; anche  il suo silenzio esprime questa autorità; a Gesù vengono portate delle offese terribili, ma Egli sembra una spanna sopra i suoi interlocutori; leggendo e rileggendo il vangelo di Matteo, Gesù sembra un gigante e coloro che lo vogliono condannare sembrano dei nani davanti a Lui [...]. Quell’uomo sconfitto e appeso al legno è il Messia, in Lui si sono compiute le parole dei profeti".

"Gesù - prosegue con toni convincenti l'arcivescovo  Panzetta - è venuto per la salvezza di tutti, nessuno è escluso da questa salvezza e questa è una straordinaria bella notizia, fratelli e sorelle, perché noi non siamo solo uditori di questo racconto, siamo anche destinatari di questa bella notizia: Gesù è venuto per me, è venuto per te, per te, per te; ognuno di noi, oggi, davanti alla croce può dire: ‘Mi hai amato e hai dato la vita per me’, perché fin quando questa cosa non ti punge il cuore, non entra nella tua interiorità, non si produce novità nella nostra vita".

Come un faro in grado di illuminare, le parole del pastore della comunità leccese si poggiano su due personaggi del testo dell'evangelista Matteo che tanto hanno da insegnare all'uditorio.

Giuda è l'emblema di chi non comprende l'amore del Signore e che, deificando se stesso, tradisce il Maestro: quanto è attuale, allora, il tradimento del Signore che ancora oggi si consuma e si dipana a svantaggio dei tanti uomini e donne nei quali Cristo si compiace di abitare e, attraverso cui, egli continua a provocare la fede dell'uomo credente che, ancora oggi, è in grado di venderlo per imporsi alla storia quale centro di tutto.

Continua Panzetta: "Il tradimento del Signore ci fa diventare bugiardi. La menzogna prende posto nella nostra vita. È terribile questo. Ma la più grande bugia di Giuda è il bacio che ha dato al Signore. Il bacio dovrebbe essere il segno di una profonda comunione e, invece, proprio con il bacio ha segnalato agli altri che Gesù era lui e che doveva essere arrestato. [...] Che meraviglia: dopo che Gesù è stato tradito chiama Giuda, amico. Gesù risponde al tradimento con l'amicizia".

L'accento, forse più eloquente, Panzetta lo riserva a Pietro, il discepolo che, più d'ogni altro viveva l'intimità col Signore, quello che conosceva tutto di lui ma anche quello che è stato capace, nel momento topico della passione, di pubblicizzare la sua non conoscenza del Maestro, quasi un voler prendere le distanze da lui propedeutico, però, ad un cammino esodale che lo ha portato a riconsiderare la sua appartenenza al Signore.

Conclude l'arcivescovo metropolita di Lecce: "San Matteo, però, fratelli e sorelle, opera anche un focus su Pietro: anche Pietro non è che se la passa proprio tanto bene; lui è sempre baldanzoso [...]. Pietro prima comincia a perdere il senso profondo della sua sequela, vive una sequela da lontano [...], e quando gli dicono ‘anche tu eri con Gesù’, dice una cosa che gli fa rimangiare tutto il percorso di sequela che ha realizzato: ‘Io non lo conosco’; nel linguaggio biblico, conoscere significa avere intimità [...]. Con quelle parole ha cancellato tutto il cammino di sequela che aveva realizzato [...]. Ma Pietro esce fuori, compie un esodo, capisce che quel tradimento non è l'ultima parola per lui, comprende che può ricominciare".

Quale, allora, il paterno consiglio del presule alla sua comunità diocesana? In questi giorni mettersi con coerenza davanti al brano della Passione del Signore per dire: "mi hai amato e hai dato la vita per me".

Il prossimo appuntamento dell'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta è quello del Mercoledi Santo: la Chiesa di Lecce è, infatti, convocata presso la chiesa cattedrale per vivere la Messa Crismale, questo momento epifanico, nel quale si rende visibile e riunita in tutte le sue espressioni attorno al suo pastore: alle 17.30 i sacerdoti e il vescovo si raduneranno nella chiesa di Santa Teresa prima di avviarsi verso Piazza Duomo.

La celebrazione, a vantaggio degli ammalati, degli anziani e delle persone impossibilitate a intervenire di persona, verrà trasmessa in diretta su Portalecce Tv (pagina Facebook e canale YouTube) e su Telerama (ch 15) a partire dalle 18.

 

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

 

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