Due lezioni di Mariologia, due belle catechesi sul mistero della maternità di Maria ma anche sui risvolti antropologici che l’esperienza vocazionale della Vergine di Nazareth porta con sé. Non solo nella sua vita ma anche nella vita dei credenti di ogni tempo e di ogni latitudine.

 

 

È un po’ la sintesi delle due omelie, quella del 31 dicembre (IL TESTO INTEGRALE) - la messa di ringraziamento alla fine dell’anno - e quella del 1° gennaio (IL TESTO INTEGRALE) che l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha tenuto nelle due celebrazioni presiedute nella cattedrale di Lecce, nella solennità di Maria SS.ma Madre di Dio. Pur tornando, in entrambe le occasioni, sui medesimi contenuti, visto e considerato che la liturgia della Parola offriva le stesse pericopi in tutte e due le messe, ciascuna delle due omelie conserva la sua originalità. 

Qui ci limiteremo a citarne alcune parti, quelle riguardanti la Theotòkos, sottolinendo non tanto l’originalità quanto la capacità dell’arcivescovo di aiutare i fedeli ad entrare nel significato profondo, nelle viscre stesse delle verità rivelate dalla Parola di Dio.

Ecco i passi salienti presi indifferentemente dalle due omelie che meritano di essere lette e meditate integralmente.

“La festa di oggi, la divina maternità di Maria, assomiglia un po' a quello che avveniva nelle nostre famiglie quando si partoriva a casa. Che cosa accadeva (almeno nei paesi)? Accadeva che la puerpera era in casa e tutti i vicini, i parenti, visitavano e portavano un po' di caffè, di zucchero, di uova. Erano segni di gioia e di festa, perché si riconosceva che la maternità non è solo un bene per chi partorisce o per la famiglia ma è anche un dono per l'umanità, per la comunità”.

“Questa festa, la divina maternità di Maria, nella tradizione orientale si chiama la “festa degli auguri a Maria”, proprio come quando si andava a trovare chi aveva partorito. E perché si fanno gli auguri a Maria? Perché Maria, partorendo il Verbo incarnato, è diventata la madre di Dio. In greco si usava questa espressione fortissima, Maria è la “Theotokos”, colei che ha partorito Dio”.

“La seconda lettura che abbiamo ascoltato - il brano della Lettera ai Galati (2,16-21 ndr) -, è come una reliquia preziosa, perché nel processo di formazione del Nuovo Testamento è il brano più antico nel quale si parla di Maria. Potremmo dire l'inizio della mariologia, l'inizio di ogni riflessione su Maria di Nazareth. È un piccolissimo inizio, perché si dice semplicemente che Egli è nato da donna, però si dice che nella pienezza del tempo, egli è nato da donna. Con questa precisazione, quella donna, Maria di Nazareth, è collocata in un momento decisivo della storia della salvezza, il più importante momento della storia della salvezza, quando il Verbo è entrato nel tempo”. 

“Nel brano del Vangelo si dice anche come ha risposto Maria alla grazia di Dio che ha ricevuto. L'evangelista San Luca, descrivendo l'itinerario di fede dei pastori a un certo momento, con una pennellata meravigliosa, descrive come Maria ha vissuto gli eventi del mistero dell'Incarnazione (‘Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore’, ndr). Pensate un po' voi, nessuno meglio di lei sapeva tutto. E il verbo greco utilizzato non è semplicemente quello di ‘conservare’. Il verbo greco che San Luca utilizza è quello di ‘mettere insieme’”.

“Maria di Nazareth custodisce gli eventi dell'Incarnazione e li comprende nella luce della Parola. Quindi Maria di Nazareth non ha vissuto una custodia statica del mistero dell'Incarnazione, non l’ha messo nel congelatore, ma lo ha capito in profondità, ha operato un'intelligenza progressiva. E come ha capito questa storia? Mettendo insieme i fatti e la Parola.

Mettendo insieme quello che è accaduto e quello che Dio le ha detto, perché tra Parola e storia c'è una mutua illuminazione. Questa precisazione è importante, perché ci fa capire un tratto della spiritualità di Maria di Nazareth al quale poco si pensa in genere. Noi la vediamo una donna arrivata, una donna che sa dire  a Dio, che non si fa indietro quando si tratta di offrire il proprio figlio. Noi la vediamo capace di dire sì a Dio, ma dietro questa capacità di dire  a Dio c'è un discernimento, una ricerca della volontà di Dio”. 

“Questa propensione di Maria di Nazareth a fare discernimento, a mettere insieme parole e storia, è molto importante, perché serve come il pane anche a noi. Anche noi abbiamo bisogno, fratelli e sorelle, di fare questo. Uno può vivere a caso, irresponsabilmente può vivere a caso, ma noi non dobbiamo vivere a caso, noi dobbiamo capire. Per vivere in sintonia con il disegno di Dio, noi dobbiamo capire la sua volontà”.

“E come si capisce la sua volontà? Leggendo i fatti della nostra storia, i fatti della storia della nostra famiglia, i fatti della storia della nostra Chiesa, i fatti della storia umana nella quale siamo collocati… leggere tutti questi fatti nella luce della Parola. Solo la Parola disvela il senso autentico degli eventi. La Parola mostra le possibilità salvifiche che stanno nell'apparente scorrere sempre uguale del tempo”.

“Questa festa, comunque, mentre ci fa stare con gli occhi all’insù e ci fa dire grazie a Dio, perché ha scelto una donna, una di noi, un’appartenente al genere umano, per venire nella storia umana. Nello stesso tempo, ci sentiamo responsabilizzati, perché come Lei noi vogliamo essere uomini e donne che cercano la volontà di Dio attraverso il discernimento”.

Maria è una abile catecheta perché non solo custodisce ma insegna a leggere alla luce della Parola quanto è avvenuto nella sua storia. Si chiama, pertanto, discernimento ed è la capacità di trovare Dio come senso profondo di una dinamica,  di un fatto, di una vicenda. Il credente, come Maria, è  chiamato a donare Cristo al mondo, a situarsi in una storia nella quale continuare a concepirlo  nella fede, a custodire e rileggere alla luce della Parola le apocalissi, i passaggi, di Dio nella sua vita. In questi termini, allora, Maria è donna attuale e provocatoria. E il ritratto dell'arcivescovo ci aiuta ad entrare con fede e speranza nel mistero infinito della Madre di Dio.

 

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