Per una sera Piazza Duomo si è vestita a festa, accogliendo con un simbolico abbraccio che solo la pietra leccese, ivi posta a mò di ricamo sa dare, la grande assemblea radunatasi per la solenne concelebrazione di inaugurazione del ministero episcopale del nuovo arcivescovo metropolita di Lecce, Angelo Raffaele Panzetta.

Al rito presieduto dallo stesso presule e trasmesso in diretta da Tele Dehon e Portalecce (GUARDA) hanno preso parte l'arcivescovo emerito di Lecce, Michele Seccia, l'arcivescovo Luigi Pezzuto, l'arcivescovo metropolita di Taranto, Ciro Miniero, l'arcivescovo emerito di Taranto, Filippo Santoro, l'arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Alberto Torriani, l'arcivescovo emerito di Otranto, Donato Negro, l'arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio, l'arcivescovo emerito di Scutari-Pult,.Angelo Massafra, il vescovo di Nardò-Gallipoli, Fernando Filograna e il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli.
Ha assistito alla celebrazione il card. Salvatore De Giorgi, figlio eminente della Chiesa di Lecce e arcivescovo emerito di Palermo.
Il servizio liturgico è stato prestato dai seminaristi della diocesi e dai ministranti convenuti da varie comunità parrocchiali guidati dal direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, don Mattia Murra.
I canti sono stati eseguiti dal coro diocesano accompagnato all'organo dal maestro Samuele Rizzo, diretto dal maestro Tonio Calabrese e impreziosito dagli strumentisti del conservatorio "Tito Schipa" di Lecce.
Dopo il saluto liturgico è stato l'arcivescovo emerito Michele Seccia a prendere la parola per fare un omaggio al "suo" don Angelo che per la prima volta ha presieduto l'Eucaristia da padre e pastore della Chiesa di Lecce.
A lui, infatti, oltre alle parole cariche di stima e affetto fraterni (LEGGI) Seccia ha voluto fare un dono: pur non essendoci stato il tradizionale passaggio del pastorale (l'arcivescovo Panzetta è succeduto immediatamente al dimissionario arcivescovo Seccia in virtù della coadiutoria, ndr) l'arcivescovo emerito ha regalato al suo successore un pastorale di grande significato, essendogli stato donato dalla comunità di Sant'Helena do Marañao in Brasile dove lo stesso Seccia fece un'esperienza di missione prima di essere consacrato vescovo.
Con questo gesto ha voluto significare anche visivamente il cambio al timone della comunità ecclesiale leccese che la celebrazione stava portando a compimento. Da quel momento Panzetta, durante la celebrazione ha utilizzato quel pastorale “missionario”.
Dopo l'omaggio reso al nuovo presule da una rappresentanza di sacerdoti, religiosi, consacrati e popolo santo di Dio, è toccato all'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta aprire il suo cuore all'azione della grazia per parlare a quello che egli ha definito, di fatto, la sua famiglia: la Chiesa di Lecce (LEGGI L’OMELIA).
Stupore, emozione trepidazione hanno pervaso il presule nello spezzare per la prima volta la Parola davanti alla sua comunità, un atto del quale ha sentito subito la potenza, il peso ma anche il sostegno.
Belle le parole cariche di ricordo, di Panzetta: “Avevo poco più di dieci anni di messa e un vescovo di una diocesi pugliese, mi chiamò e mi disse: ‘Vuoi venire a dettare i ritiri mensili al mio clero?’. Gli risposi: ‘Ma io non so se sono pronto per un'esperienza del genere, mi sento ancora inadeguato per farlo. Comunque mi prendo un po' di tempo per decidere’. Nel frattempo, chiamai il mio vescovo di allora, mons. Benigno Luigi Papa, mio amatissimo padre, e chiesi a lui: ‘Padre Benigno, secondo te posso io impegnarmi in questo ministero?’. E lui mi rispose: ‘Figlio mio, se credi veramente nella potenza efficace della Parola di Dio, vai. Altrimenti non andare. E questo insegnamento - aggiunse - non vale solo per oggi, ma vale per tutte le volte della tua vita in cui dovrai prendere la parola per parlare al popolo di Dio’”.
Da qui il pastore della Chiesa di Lecce, quasi a guisa di tre fari utili ad illuminare la strada, ha interrogato i brani biblici proposti per l'occasione, cercando di intravedere in essi le coordinate per un cammino appena iniziato.
L'itinerario della comunità diocesana di Lecce deve poggiare sui piedi e nei cuori di uomini seriamente impegnati nel perseguire la vita buona del Vangelo non già attraverso pratiche esteriori quanto mediante quella dimensione amorosa che diventa esplicativa dell'amore per Dio: l'ascolto.
Ecco Panzetta: "Per vivere una vita bella, buona, ordinata, preziosa agli occhi di Dio bisogna cominciare dall'ascolto, bisogna ascoltare la parola e custodirla nel cuore. Non un ascolto smemorato, ma un ascolto che diventa custodia vitale. Allora, nella Parola che abbiamo ascoltato penso ci sia una prima risposta alla domanda ‘Signore, che cosa dobbiamo fare? Che cosa ti aspetti da questo nuovo pastore e da questo popolo che tu ami?’. ‘Che sia un popolo che ascolta? Che sia un popolo che custodisce? Che sia un popolo che cerchi a mani nude la sapienza, che la invochi come una grazia e che, proprio per questo, sia capace di un discernimento prudente alla ricerca della verità, della giustizia, del bene in ogni situazione?’”.
Senza giri di parole, dunque, l'arcivescovo di Lecce prendendo spunto dalla seconda lettura ha presentato la vicenda dell'apostolo Paolo che, facendo quasi un partage vocazionale della sua esistenza e di come la grazia divina aveva operato in essa, intravede il chiaro scopo per cui Cristo lo ha reso suo strumento: rendere testimonianza al vangelo della grazia.
Se questo è toccato all'apostolo, deve diventare il programma di vita di ogni cristiano che vive in questo lembo di terra che è il Salento, in modo peculiare i cristiani che vivono e operano nella comunità leccese.
Ancora l'arcivescovo di Lecce: “Il Signore vuole da noi che, come Paolo, diventiamo attestatori della buona notizia della grazia di Dio. Fratelli e sorelle, vorrei che questo che è il mio motto episcopale, attinto dalla Parola, diventasse il motto della diocesi, diventasse il motto di tutti i presbiteri, di tutte le comunità parrocchiali, diventasse il motto di tutte le associazioni, i movimenti, le confraternite, gli istituti di vita consacrata. Tutti dobbiamo dare il meglio di noi per testificare, attestare il Vangelo, la bella notizia della bontà di Dio che si è manifestata in Gesù. Non è facile, ma è quello che il Signore ci chiede in questo passaggio così importante”.
Il rischio dietro l’angolo per la vita del credente è chiedere a Cristo qualche ricompensa, barattare con lui, omologare lui ad una delle tante agenzie educative di questo mondo per le quali si paga e si ottiene un premio.
Il cristiano deve essere conscio di quanto la sua ricompensa sia Cristo stesso, così come evidenziato dall'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta: “Qual è la ricompensa dei credenti che si giocano tutto per il Signore e si impegnano nella loro missione educativa e che provano a essere un'attestazione della buona notizia della grazia di Dio? Il brano del Vangelo di Matteo risponde, sottolineando due dimensioni. La prima è la dimensione cristologica: la ricompensa è Gesù stesso, la ricompensa è Gesù; è lo stare con lui e condividere la sua regalità quando egli tornerà. La ricompensa è passare dal vivere per il Signore, a vivere con il Signore. E l'altra dimensione della risposta ha una valenza escatologica. Matteo, più degli altri, sottolinea che la ricompensa non è qui, il cento per uno lo avremo nella vita eterna, quando la storia si compirà, quando questa ‘ricreazione del mondo’, questa novità sarà portata dal Signore. Questo significa, fratelli e sorelle, che, a noi Chiesa, il Signore chiede di non essere aggrappati immediatamente ai risultati, ai tornaconti, ma di spenderci totalmente, sapendo che la ricompensa sarà Lui stesso e la ricompensa piena sarà quando saremo davanti a Lui”.
Nell'economia del Signore tutto è grazia e tutto ha un senso, anche il fatto che tale celebrazione si sia avuta nella festa liturgica di San Benedetto, padre del monachesimo occidentale.
Infatti, quanto egli ha scritto nella sua Regola, è più che mai vivo e attuale soprattutto per chi, da credente, si sforza di camminare con fedeltà verso la misura alta della vita cristiana.
Ancora Panzetta: "San Benedetto ci insegna che se una comunità fa sul serio, diventa scuola, che bisogna piacere solo a Dio, che nulla occorre anteporre alla preghiera, che chi ha autorità, nella comunità, fa le veci di Cristo e che anche il più piccolo nella comunità può essere la voce dello Spirito che parla alla Chiesa".
Terminata la celebrazione con l'affidamento a Maria (SCARICA), don Vincenzo Martella, cancelliere arcivescovile, ha dato lettura del verbale della celebrazione di inaugurazione del ministero episcopale: è, così, calato il sipario su una giornata che, la Provvidenza ha saputo rendere storica ed emozionante perché dono del Pastore dei pastori che provvede sempre ai bisogni della sua Chiesa.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

