C’è un tempo prima del coronavirus e un tempo dopo. E c’è un mondo che ha dato una grande prova di sé: la scuola. Insegnanti, dirigenti e tutti gli operatori ma soprattutto gli studenti.
Non mancano le strizzatine d’occhio alle diocesi italiane, ma il testo unico appena depositato in Commissione alla Camera non modifica il senso della nuova e controversa proposta di legge contro, tra l’altro, omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia. Una proposta di legge che risponde ad una precisa logica culturale.
Un caffè e un simbolico “batticinque” per chiudere sugli ultimi dettagli: intesa più che salda. E Lecce regina della moda per una notte. Almeno.
È sempre impresa difficile chiedere a chi vive un momento, quale sia il senso di ciò che sta vivendo. Siamo troppo immersi nell’oggi, forse anche poco pensanti, comunque distratti da tanti messaggi (veri o falsi, solidali o carichi di odio che siano).
Gli studiosi chiamano negazionismo la sistematica negazione della evidenza: un atteggiamento che nella migliore delle ipotesi si configura come vizio dell’animo, quando non nasconda una chiara opzione politica o anche un inconscio meccanismo psicologico di difesa dall’angoscia e dalla paura. In ogni caso è almeno un difetto culturale da cui giova prendere le distanze.
Nello storico momento di preghiera del 27 marzo scorso, Papa Francesco, da solo in Piazza San Pietro ai piedi della croce, ha offerto al mondo non solo delle immagini di straordinaria potenza evocativa, ma anche e soprattutto una meditazione che, per chi crede, traccia la rotta di un cammino che parte dal tempo della più grave emergenza, ma offre modelli anche per l'ordinarietà della vita dei cristiani e della Chiesa.