C'è un tempo in cui qualcosa si chiude e altro si apre. Non è una perdita - anche se costa, ed è giusto dirlo - ma quello che la tradizione cristiana ha sempre chiamato grazia.
Ieri a Torchiarolo è andato in scena il triste “rito” della conta dei danni.
Un anno di ministero episcopale nella Chiesa leccese: con forte impegno nel sostenere il cammino di rinnovamento comunitario, affrontando le nuove situazioni socioculturali, tanto coinvolgenti ed esigenti.
Quello appena concluso da Papa Leone XIV, è stato un viaggio al contempo altamente simbolico e pregno di contenuti cristiani e civili.
C’è, nei versi di Clemente Rebora, una coscienza che veglia, protesa verso un arrivo che da un istante all’altro può farsi presenza: l’attesa vigile di Qualcuno che viene a redimere il tempo.
Oggi c’è un’immagine che la Pentecoste ci impone di guardare in controluce. Da un lato è il cenacolo: una stanza povera, un gruppetto di uomini e di donne intimoriti, una promessa di “potere dall’alto” che attende di manifestarsi senza che quel gruppetto ne comprenda la portata.