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Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l’uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l’uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni.

La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio. Nella  liturgia i ‘simboli’ servono a presentare attraverso la loro realtà materiale e tangibile una realtà invisibile consentendoci di riconoscerla, introducendoci con i nostri sensi in quel Mistero pasquale che viene celebrato. Tutta la liturgia, in modo particolare quella Eucaristica, si compie per mezzo di simboli e segni sensibili mediante i quali la Fede si alimenta, si irrobustisce e si esprime.

Celebrare nella ‘verità’ dei segni significa allora che i segni che uso o i simboli che propongo devono essere veri. Ecco perché nella liturgia eucaristica non si usano fiori finti, canti registrati, non si mettono cose finte ma tutto deve essere vero come noi siamo veri. Durante l’Anno Liturgico, specialmente durante i ‘tempi forti’ come l’Avvento, segni e simboli abbondano per farci penetrare con più consapevolezza nel Mistero che desideriamo celebrare.

Il termine Avvento deriva dalla parola ‘venuta’, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con ‘presenza’, ‘arrivo’, ‘venuta’. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto.

Nel tempo liturgico dell’Avvento siamo invitati a rinnovare la nostra fede e la nostra speranza in Gesù che ci porta la salvezza. È un’occasione per preparare la nostra vita in modo che il Signore possa ancora ‘venire’ in noi, rinnovare il nostro cuore e trasformarci in uomini nuovi, desiderosi di fare il bene sullo stile di Gesù.

Per questo diciamo che l’Avvento non serve solo per preparare una ‘venuta storicamente avvenuta secoli fa, ma anche per aprirci costantemente alla presenza di Dio che viene a noi ogni giorno, perché Gesù ‘viene’ nel nostro quotidiano mediante l’eucaristia, i sacramenti, la comunità cristiana...

La liturgia dell’Avvento non è da considerarsi, quindi, una semplice premessa al Tempo di Natale, ma è soprattutto ‘attesa’. Nei brani biblici, Dio per bocca dei profeti mostra di ‘cercare’ gli uomini perché facciano esperienza della Sua misericordia e i testi eucologici danno voce così a una Chiesa che si scopre desiderata attivamente dal suo Sposo.

 

Avvento è perciò Dio che ‘attende’ e ‘cerca’ la sua amata sposa. Siamo invitati a presentarci stasera, il sabato che precede la prima domenica di Avvento perché è un sabato speciale. È l’inizio della grande ‘attesa’.

È il momento in cui la Chiesa ci dice che Dio si è messo in viaggio. Ha deciso di tornare da noi. Via, partito, si è rimesso in cammino. Anche per Lui tornare da noi è un’avventura. Certamente è un’avventura rischiosa…

Un’avventura dove noi siamo coinvolti nell’ascoltare il battito accelerato del cuore di Dio Padre che lascia partire il proprio figlio. È vedere partire Dio Figlio che, testardo e innamorato degli uomini, vuol tornare da noi.

E come non considerare l’emozione di Maria che già sente scalciare in pancia il Figlio di Dio creatore.

Sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore, mentre nel cielo è il Signore che attende con ansia e preoccupazione il ritorno dell’uomo. Apriamo il nostro cuore per accogliere la tenerezza del Padre, le sue sollecitudini, le sue ansie per il ritorno a casa di ogni figlio. Allora che cosa fare per non deludere le attese del Signore? Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. 

Dio anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici, e a volte, incompresi modi da parte nostra. Non bisogna correre il rischio di trasformare l’Avvento in una specie di palestra spirituale, in cui si pratica solo un allenamento intensivo alle buone e sante virtù. Tutto questo è riduttivo.

Dobbiamo vegliare perché quando il corpo si addormenta, ha in noi il sopravvento la natura, e la nostra azione non si svolge secondo la nostra volontà, ma secondo un impulso inconscio, prende cioè su di noi il dominio il nemico e l’anima fa per suo mezzo ciò che essa vuole.

Abbiamo bisogno di crescere nella fede e nella speranza perché sia più fiduciosa la nostra preghiera, ma anche più libero il nostro cuore dalle cose terrene, più sereno il nostro esistere. Papa Francesco ha invitato alla ‘sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalle realtà materiali’. Inoltre in una delle omelie a Santa Marta il Pontefice ha indicato ‘la grazia che noi vogliamo nell’Avvento’: “camminare e andare incontro al Signore”, cioè un tempo per non stare fermo. Le cose passano, Tu solo resti Signore!

  

 

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