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Nel pieno dell’estate sono risuonate forti le parole del ministro della salute: “Voglio lanciare un appello ai giovani. In questi giorni ne stiamo vedendo di tutti i colori: discoteche, apericene, locali notturni affollati, assembramenti di ogni tipo. Ai ragazzi e alle ragazze dico: state attenti perché voi siete il veicolo principale del contagio in questo momento”.

 

 

 

Il giorno dopo nel titolo di un giornale era riassunta una risposta: “Se non ci divertiamo, per noi non c’è estate”.
Nell’appello del ministro non c’era la richiesta di rinunciare al divertimento ma un invito a ripensarlo in una situazione ancora a rischio. In verità, non tutti i giovani, nonostante le immagini mediatiche peraltro realistiche, ritengono che il divertimento sia sensato quando avviene in sfregio alle norme per la sicurezza di tutti. Sono quasi sempre i trasgressori ad avere la prima attenzione.

I moralismi non servono e ancor meno con i giovani. Con loro è invece importante il dialogo accettando punti di vista diversi e le critiche ma anche ricordando che nessuno oggi è fuori pericolo. La tragedia dei mesi scorsi è in un libro di storia a cui manca la parola fine. Ci sono pagine bianche che possono essere riempite da racconti di angoscia, di dolore, di paura. Molte le scriveranno gli stessi giovani.

In questo quadro sociale e culturale riemerge la necessità di una diversa comunicazione tra generazioni la cui urgenza è apparsa evidente anche nelle esperienze del Covid-19, del lockdown, della graduale riapertura delle attività, delle vacanze.
Tocca agli adulti recuperare credibilità in un confronto sui significati autentici di libertà, divertimento, corresponsabilità.
Ma gli adulti posseggono, hanno maturato, questi valori? Quello che si profila oggi per i grandi non è un percorso semplice anche perché, soprattutto in politica, sono più i seminatori senza scrupoli di slogan che i coltivatori rispettosi della coscienza.

Troppo spesso i giovani si sono trovati a vivere una comunicazione frammentata, contradditoria, urlata, che non ha facilitato l’elaborazione di un pensiero sul bene personale, sul bene comune, sul rapporto tra l’uno e l’altro.
Un ministro della Repubblica ha preso quindi la parola: molti si sono resi conto che nell’appello non c’era un rimprovero, c’era una forte preoccupazione e, tra le righe, c’era la domanda di alleanze educative per far fronte alla sfida culturale posta dal virus.

Finirà l’estate e si tornerà a scuola, l’esame di maturità si terrà all’inizio dell’anno. Sarà una prova particolare e importante, anche per gli adulti.


 

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