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Siamo usciti dal lockdown; siamo una regione Covid free; nella scuola e nel mondo del’educazione si organizzano attività di learning, training, training teachers, e anche di training parents; sempre a scuola dobbiamo insegnare le skills, le best practies, assegnare assignments agli allievi e svolgere attività di assesement; avendo come obiettivo l’empowerment e dei soggetti target. E confermare il tutto con un immancabile ok.

 

francesco sabatini

 

Il tutto, mentre il prof. Sabatini (insigne linguista e accademico della Crusca) rivolge un caloroso invito a utilizzare la nostra lingua;  e un numero sempre più elevato di allievi ha serie difficoltà a comprendere il significato di un testo.

Quasi che le parole fossero meri suoni, un semplice strumento per trasferire informazioni (che viaggiano come bit, non appena ricevono un segnale di input, che  viene attivato da un segnale di enter e si trasforma in output, magari reso visibile da una procedura di print), e non invece gli strumenti che danno voce ai nostri pensieri.

I concetti, sia quelli  relativi alle cose, sia quelli  relativi alle azioni e alle qualità, sembra che perdano valenza semantica se non si esprimono attraverso etichette linguistiche del mondo anglosassone. Siamo invasi da un bisogno irrefrenabile di “inglesizzare” ogni esperienza, proprio quando, invece, il mondo che ruota attorno a quel repertorio linguistico ha deciso di prendere le distanza dall’Europa.

Dante, Petrarca, Leopardi, Foscolo, Pirandello; lo stesso Manzoni, che tanto dovette penare per dare al nostro popolo una lingua degna di rappresentarlo, sembrano irreversibilmente passati di moda. E  con loro, tutto il patrimonio di valori, di saggezza, di sapere e di scienza che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della civiltà.

Perdere una lingua, non significa soltanto perdere un repertorio di suoni. Significa, invece, dissolvere un mondo. Quel mondo che attraverso Dante e Petrarca ha forgiato parole sublimi per dare un volto all’Amore; che attraverso il Foscolo, il Petrarca, il Manzoni, ha dato voce alla disperazione, trovando però, allo stesso tempo, i modi per dare sostegno alla Speranza; che attraverso Pirandello e Svevo ha accarezzato le zone più buie dell’animo umano, svelano allo stesso tempo la miseria e la grandezza dell’uomo.

Di fronte a tutto questo, che bisogno c’è di sostituire “chiusura” con “lockdown”, “contagi zero” con “Covid free”? Probabilmente nessuno. Nulla che giustifichi questa dismissione della nostra lingua. C’è da riflettere. Perché un popolo che perde la propria lingua, perde la sua identità. E diventa preda degli imbonitori e degli affabulatori, che ricorrono a termini sconosciuti per mascherare di entusiasmo una situazione di profondo vuoto e dare l’illusione di una via di uscita tanto posticcia quanto fasulla. Recuperare la nostra lingua, vuol dire tenere stretta nelle nostre mani la nostra mente e la nostra libertà. Grazie prof. Sabatini, per il suo richiamo. Grazie davvero. Perché, mai come adesso, ne abbiamo davvero bisogno.

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

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