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“L'uomo è un essere narrante”, rileva il Papa nel Messaggio per la prossima Giornata delle comunicazioni sociali. È, quindi, importante la conoscenza di fruttuose esperienze di vita mediante narrazioni arricchenti.

È stato questo il tema che ha accompagnato la riflessione della Festa dei giornalisti, aperta dall’arcivescovo mons. Michele Seccia con una riflessione riguardante la storia d’amore del Dio che, “Verbo fatto carne”, entra in relazione d’amore con l’umanità.

Proprio considerando la meravigliosa storia della salvezza, gli esperti della comunicazione sociale, soprattutto i giornalisti, sono chiamati a narrare la quotidianità con impegnativa competenza, come ha sostenuto nella sua profonda e suggestiva relazione Vincenzo Corrado, nostro conterraneo da poco tempo nuovo direttore nazionale delle comunicazioni sociali della Cei.

Cristo, infatti, è fondamentale nella vicenda umana, per cui la rivelazione biblica costituisce un riferimento essenziale della “Storia delle storie”, cioè di ogni vissuto.

Del resto, “un uomo senza storia, senza radici è un fantasma”, ha sostenuto Corrado nel suo intervento.

Un’informazione caratterizzata da uno stile superficiale, tipo ‘usa e getta’, può persino “prevalere pure sulle radici dell’umanità, com’è il territorio, cioè sull’identità, perché i riferimenti essenziali dell’uomo hanno le fondamenta sul territorio… E proprio per questo io tengo a sottolineare le mie radici, contento di far parte di questo territorio. Con tutta la sua bellezza, certo pure con le sue negatività, comunque considerato dal mio cuore molto bello”, ha precisato il relatore.

Anzi, nell’attuale situazione socioculturale, c’è bisogno di un tipo di narrazione con “racconti che ci segnano, plasmano i nostri convincimenti, offrono concreto aiuto” e con “una memoria pensata come criterio che permette di sfuggire all’assolutizzazione della novità”.

Il messaggio del Papa intende così mettere in guardia dal considerare esclusivamente l’avere, il possedere e il consumare i beni materiali.

O il perseguire nell’attività informativa le logiche del marketing, che poi conducono a incentrare il vissuto solo sul proprio io e portano all’assolutizzazione della notizia e del presente.

 

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