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Domani la Chiesa celebra la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II e la comunità diocesana si riunisce con il suo pastore in cattedrale (ore 19) per una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Salvatore De Giorgi per ringraziare il Signore a 25 anni dalla visita di Papa Wojtyla a Lecce. Ospitiamo oggi un ricordo-testimonianza del decano dei giornalisti salentini, Elio Donno.

Nei 43 anni trascorsi al comune di Lecce prima come funzionario e poi come dirigente sono stato a diretto contatto con i sindaci che si sono succeduti (ben 12, oltre a 4 commissari!) in tutte le occasioni in cui c’era da organizzare un evento per visite di personalità.

Ricordo quella del presidente Fanfani (sindaco Agrimi) che consentì di risolvere l’annoso e fatiscente problema della Cave di Marco Vito, quella del Capo dello Stato Pertini (sindaco Capilungo), e tante altre.

Ed ero nella stanza del sindaco Corvaglia quando l’arcivescovo mons. Ruppi gli telefonò annunciando la visita a Lecce del Papa.

‘Don Ciccio’, solitamente loquace e disinvolto dinanzi a qualsiasi evento, divenne rosso paonazzo, farfugliò un ‘grazie eccellenza’, con tanto di ‘faremo miracoli’per organizzare tutto nei dettagli' e mi chiese di convocare lo staff: segretario generale, comandante della polizia locale, ingegnere capo etc.

Col suo modo di operare semplice ma concreto divenne lui il regista e con quelle simpatiche battute con cui galvanizzava i collaboratori, non lasciando mai nulla al caso, ma seguendo in dettaglio tutto, disse: “Se sbagliate un solo particolare la prima figuraccia la farete voi”.

Furono giorni intensi, nei quali volle curare personalmente tutto e la fatica maggiore fu quella di far ‘quadrare’ i conti con i pass per la zona Vip, su cui aveva competenza il comune. “Che fatica”, si sfogò. “Come si fa ad accontentarli tutti?”. Fra tratti di penna con nomi cancellati, poi riscritti, ancora altri sopraggiunti, alla fine, accendendo l’ennesima sigaretta, esclamò: “Che fatica! Anche questa è fatta”.

Restava l’ultima fatica, quella del discorso. Qualche giorno prima della cerimonia, si chiuse nella stanza per dedicarsi alla stesura. Vietato entrare a tutti in quella stanza nella quale si accedeva anche senza bussare ed alla fine il discorso che pronunciò ai piedi del Sedile in Piazza Sant'Oronzo fu in linea con le sue preoccupazioni del momento “l’emarginazione, le situazioni irrisolte di giustizia e di bisogno, di disinteresse verso i problemi del Meridione dei giovani e della disoccupazione, assieme all’esultanza della città per il ‘dono sublime' offerto da questa visita”.

Quello della sera fu uno spettacolo indimenticabile con Piazza Sant'Oronzo invasa da tanta gente che trovò posto anche nelle vie adiacenti. Tutto era andato alla perfezione.

C’era, il giorno successivo, la cerimonia religiosa allo stadio, ma decisi di non andarci. Sapevo che il Papa sarebbe passato vicino a casa mia, in quello che si chiamava Viale dello stadio e che poi fu intitolato ‘Viale Giovanni Paolo II” e volevo vederlo da vicino.

Su quel viale eravamo in pochi, alcuni residenti, perché tutti erano corsi al ‘Via del Mare”. La sua auto bianca arrivò a passo d’uomo, lui in piedi, io solitario viandante, dal ciglio del marciapiede, urlai ‘Santo Padre’. Una voce isolata, Lui, benedicente, sorrise rivolgendomi quello sguardo, che ebbe l’effetto di una luce accecante su di me, uomo della strada lontano dai clamori dello stadio. Una luce che illuminò la mia giornata prima di godere in solitudine, dinanzi allo schermo tv, le fasi della giornata conclusiva della visita di un Papa che sarebbe diventato Santo.

locandina Papa

 

 

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