Ci sono una mamma, un papà e un fratello distrutti dal dolore più drammatico e inaccettabile: Lorena non c’è più, Ed è la più brutta notizia che un essere umano possa ricevere. L’assassinio brutale di una figlia.

C’è una famiglia in lacrime. Una comunità parrocchiale, una città, Squinzano. Un Paese intero che non ne può più di questa assurda scia di sangue.
E poi c’è il cristiano conforto, che non annulla il dolore. Non asciuga mai abbastanza le lacrime. Può aiutare… La fede può sostenere nell’angoscia e può allontanare la disperazione. Soccorre. Fiancheggia la memoria e la trasfigura in preghiera.
Domani, Lorena torna a Squinzano per l’ultima volta. A Casalabate, ancora poche settimane fa aveva cercato e trovato rifugio dalla persecuzione e dalle minacce. Il buen retiro: lontana dal caos sentimentale che stava vivendo. Gli ultimi giorni di pace tra le braccia amorevoli dei suoi genitori.
Torna per ricevere l’abbraccio di una città intera sconvolta dai fatti e arrabbiata per l’incapacità di interrompere la brutalità dei tanti, troppi femminicidi. Qui la conoscevano tutti: per la sua bellezza, la sua generosità, la sua verve brillante, il suo spirito intraprendente. Il suo coraggio, però, non è bastato a risparmiarle la morte. “Per non rovinarlo…”, ha confidato la madre. Non è bastato purtroppo.
Tutta Squinzano la attende nella chiesa parrocchiale di Maria Regina dove arriverà domani 9 settembre in tarda mattinata. Prima di compiere l’ultimo atto della fede - le esequie delle 17 - e accompagnarla, dopo aver subito un assurdo “martirio”, scortarla - anche se è troppo tardi - sulla soglia del paradiso.
Piangere e sperare. La terra la accolga come figlia speciale. Il cielo le conceda il premio che le spetta.


