«Come è bello e gioioso che i fratelli vivano insieme» (Sl 133, 1). Un corso di formazione rivolto ai sacerdoti non è solo un aggiornamento su un tema specifico della pastorale.

È anche un’occasione propizia per rinsaldare, rinnovare o addirittura creare legami di fraternità tra presbiteri; legami che affondano la loro radice «nell’intima fraternità sacramentale ricevuta nel sacramento dell’ordine” (Prebyterorum ordinis, n. 8).
In particolare, l’attenzione dei giorni di studio si è focalizzata sulla realtà della famiglia e come le comunità cristiane sono chiamate ad un rinnovato impegno nell’annuncio e nella testimonianza del “Vangelo della famiglia”. È stato un vero e proprio percorso sviluppatosi in quattro tappe.
Imprescindibile il primo sguardo sull’attuale realtà delle famiglie attraverso il contributo offerto dalla prof.ssa Serena Quarta, docente ordinario dell’Università di Salerno. Più che di “crisi” della famiglia è bene riconoscere come nel tempo la famiglia sia soggetta a un “cambiamento” continuo e sempre nuovo.
Sono passati dieci anni dalla pubblicazione di “Amoris laetitia” ed è più che legittimo fermarsi per interrogarsi quanto di quelli orientamenti e indicazioni sono entrate dentro alla riflessione teologica e al vissuto pastorale. Così mons. Franco Giulio Brambilla, arcivescovo di Novara, ha sottolineato la necessità di un cambiamento di stile e di linguaggio all’interno di un discernimento per orientare al bene nel segno della gradualità che considera la dimensione temporale dell’agire umano.
Così don Tiziano Rossetto co-direttore insieme a una coppia di sposi dell’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Treviso ha sottolineato la centralità della famiglia come “soggetto di pastorale” perché la Chiesa e la società imparano dalla famiglia. “Amoris Laetitia” ha indicato già dieci anni fa nuovi criteri che accompagnano il cammino di una famiglia cristiana. Sono criteri che domandano una rivoluzione di prospettiva nella pastorale familiare.
Mons. Panzetta, dopo aver ascoltato e accolto le sollecitazioni e le riflessioni dei presbiteri scaturite dalla condivisione secondo il metodo della Conversazione nello Spirito che ha prolungato la riflessione sulle tracce proposte e che ha consentito di avere uno approccio pluriforme alla questione, ha offerto una riflessione a un tempo come sintesi dei lavori e linee prospettiche per il successivo lavoro su questa tematica nella diocesi di Lecce.
In un tempo segnato da fattori che sembrano portare in altre direzioni piuttosto che verso il bene, gli sposi cristiani sono chiamati a riscoprire la dimensione vocazionale del sacramento del matrimonio. Nel tempo dell’io la Chiesa annuncia il noi. In una cultura appiattita sul presente e con la paura del futuro, la Chiesa parla di progettualità. Nella stagione della messa al bando delle norme educative e dell’esasperazione della dimensione affettiva la Chiesa è chiamata a trovare la via della giusta collocazione. In un tempo segnato da un neopaganesimo latente e da pensieri ideologici che non riconoscono nell’altro il pieno svelamento della propria identità, ma solo nell’io che distingue il bene e il male dal “sentire”, i discepoli del Cristo sono chiamati a testimoniare e a dire con forza la rivoluzionaria forza dell’alterità. Senza dimenticare una diffusa fragilità che non appartiene soltanto alla sfera personale, bensì alla famiglia come istituto. In questo contesto si apre la sfida oggi per la Chiesa. E il primo compito della comunità dei credenti è quello di non guardare solo alle ombre, alle fatiche, ma anche alle luci, fossero anche solo spiragli, barlumi. Il matrimonio è un cammino graduale, una strada per la santificazione. Lungo la strada sono contemplate le tappe, le cadute, come anche la consapevolezza che la strada non è il punto di arrivo a cui sempre occorrerà tendere. C’è un bene possibile che è già bene.
La Chiesa oggi è chiamata a farsi carico non di casi, ma di persone. Occorre una creatività missionaria nella quale annunciare il Vangelo della famiglia. Saranno importanti in questo senso le coppie che hanno già percorso un pezzo di strada e possono fare da compagne di viaggio a quelle appena partite. Per fare questo ci vuole l’impegno di tutta la Chiesa, non delegando unicamente tutto ad un ufficio o a pochi esperti. Ecco che gli sposi inseriti nei cammini delle comunità parrocchiali dovranno avere un ruolo decisivo.
Occorrerà dare nuovo slancio e vitalità ai percorsi in preparazione al sacramento del matrimonio, come anche all’accompagnamento successivo. Occasioni per ridire il “Primo annuncio” del Vangelo, la “Bella Notizia” che è Cristo. Non dimenticando di offrire spazi di cura e accompagnamento nel tempo delle ferite.

