Ieri a Torchiarolo è andato in scena il triste “rito” della conta dei danni.

 

 

Ma, non è stata solo la giornata dei riscontri tecnici, nel fragile tentativo di scoprire le cause; è stata anche la giornata della riflessione di una comunità - e di ogni suo membro - ferita al cuore, “bruciata” nell’emblema, storico, artistico e, soprattutto di fede, che più di tutti la rappresenta e la identifica.

L’incendio (LEGGI) che, solo per miracolo (e per la tempestività di don Antonio De Nanni e di qualche suo collaboratore), non ha distrutto la chiesa madre, oltre ad aver reso inagibile il luogo della preghiera, ha reso impraticabile anche quella che può ritenersi “la casa dell’incontro e della fraternità”. Spesso l’unico, oltre alla piazza, in paesi così piccoli.

E ciò che appare più drammatico, considerata la storica inutilizzabilità delle altre chiesette del centro, sarà, d’ora in avanti, l’assenza di un epicentro vivo per la comunità: l’oratorio, altro luogo aggregativo realizzato di recente, è geograficamente fuori mano, lontano del perimetro palpitante di Torchiarolo.

Ci sarà da farsene una ragione, specie passata l’estate, visto che in questi mesi in tanti si riversano sul litorale adriatico - tra Torre San Gennaro, Lendinuso e Lido Presepe -, dove non di rado, molti torchiarolesi si trasferiscono, armi e bagagli, nelle “case di mare” per provare a sopportare la torrida calura di luglio e agosto. Qui non mancano i centri religiosi, curati sempre dal loro parroco, dove sarà possibile celebrare e condividere frammenti di vita vacanziera. Il ritorno in paese, sicuramente, non sarà uguale a quello degli altri anni. Per un po’ mancherà il fulcro della vita del paese.

In un quadro così doloroso per la vita della comunità cristiana e cittadina, almeno quattro sono i motivi che invitano al coraggio, alla pazienza e alla fiducia.

Il primo. Fortunatamente non ci è scappato il morto, come spesso accade in incidenti come questo. E non ci sono nemmeno feriti, gloria a Dio.

Il secondo. La chiesa, nella sua struttura e anche nelle sue opere d’arte, tutto sommato, è salva: solo il fumo ha invaso pareti, arredi, tele e sculture. Una profonda pulizia, sicuramente, restituirà luce all’antica bellezza. Certo, la chiesa resterà inabitabile fino a quando non verranno ripristinati tutti gli impianti i cui quadri di comando erano collocati proprio nel vano in cui si è sviluppato il rogo.

Terzo. La solidarietà. Non solo le parole, i messaggi, le telefonate, le pacche sulla spalla. I primi anelli di una catena di aiuti pare siano già al loro posto. Nulla di ufficiale, per carità. Tutto spontaneo, come genuino e viscerale è l’amore del popolo di Torchiarolo per la sua chiesa madre.

Ultimo, ma solo in ordine temporale. L’abbraccio affettuoso e paterno dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta. Una vicinanza che alimenta la speranza e che spinge a guardare avanti.

Accolto ieri pomeriggio dinanzi alla chiesa da don Antonio, dal diacono Achille Giglio, dal sindaco e presidente della Provincia di Brindisi, Elio Ciccarese con l'amministrazione comunale, dall'ing. Massimo Renna, nominato per la perizia, e dal comando di polizia locale, insieme ad altri fedeli presenti, ha preso visione di quanto è accaduto e da subito si è dimostrato fiducioso in una ripresa in tempi brevi, dando indicazioni anche per le liturgie dei prossimi giorni che saranno comunicate nel consiglio pastorale convocato straordinariamente per questa sera nella marina di Lendinuso.

L'arcivescovo ha dimostrato grande vicinanza a tutta la comunità, camminando per le vie del centro del paese, visitando diversi luoghi, comprese le chiese, che attendono restauri e agibilità.

Lo aveva già anticipato nella telefonata a don Antonio non appena ricevuta la notizia del rogo: “Questa chiesa, sarà ancora più bella e tornerà ben presto a splendere”, invitando a metterla quanto prima in sicurezza e farla tornare alla funzione ordinaria per poi pensare ad un progetto di restauro integrale. Insomma, il fuoco della speranza è più forte delle fiamme che distruggono: è da qui che bisogna ricominciare.

Torchiarolo non è sola. C’è una Chiesa che rema dalla stessa parte e che nel suo pastore riconosce il timoniere, la guida, il testimone del Risorto in mezzo alla comunità. In un momento in cui la ripartenza vuol somigliare molto a una nuova risurrezione.

 

 

 

 

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