Quello appena concluso da Papa Leone XIV, è stato un viaggio al contempo altamente simbolico e pregno di contenuti cristiani e civili.

 

 

 

Ciascuno si sarà fatto una propria idea riguardo alle parole ed ai gesti che il Santo Padre ha compiuto. Il viaggio ha fatto cogliere alcuni parallelismi e fatto scaturire alcune riflessioni circa l’attuale momento storico che il mondo sta vivendo, che come sempre in punta di piedi volentieri condivido. Emigrano da un oceano all’altro gli squali e tante altre specie di pesci. Le speculazioni finanziarie passano da un Paese all’altro senza limitazioni di confini. I fiumi esondano non tenendo conto degli alvei precedenti. Le merci viaggiano da un continente all’altro grazie ad accordi (più vantaggiosi per i ricchi ed i potenti, a danno di poveri e deboli) di interscambio. Gli uragani, le tempeste, i cicloni, le burrasche toccano diversi continenti non incontrando alcun poliziotto che li ferma ai vari confini. Le rondini - e non solo - emigrano da un continente all’altro rispondendo ad un richiamo ancestrale che le fa viaggiare sempre verso il caldo. Gli attori, i cantanti, gli sportivi si esibiscono dall’altra parte del mondo rispetto ai loro paesi di origine. Nei circhi, negli zoo o nei parchi a tema si possono ammirare animali che la natura mai e poi mai probabilmente avrebbe potuto spostare dai luoghi endemici in cui sono nati.

I virus vecchi e nuovi trasvolano indisturbati oceani e continenti. E cosa dire poi dell’uomo sulla Luna? Che, di fatto, possiamo considerare la “emigrazione per eccellenza” in termini di scienza, tecnologia, modernità applicate al “far emigrare” l’essere umano dalla propria terra d’origine, dai propri usi e costumi, dalle proprie certezze, in una espressione “dal proprio ego smisurato”, per andare verso l’ignoto, verso l’alterità, verso il mistero.

Ma se ad emigrare sono singoli o gruppi che per fame, per povertà, per guerra, per tirannie, decidono (meglio sarebbe dire “sono costretti”) ad andare via a rischio della vita dai propri luoghi d’origine, nel tentativo disperato di trovare una nuova e migliore vita, beh, questo diventa un crimine agli occhi di tanti che stanno diventando, ahimè, molti. Ovviamente, occorre essere tutti legati e fieri delle proprie origini, delle proprie identità, delle proprie peculiarità; le quali hanno in sé sia pregi che difetti. Ma che non devono e non possono diventare macigni impossibili da spostare, vette impossibili da scalare, oceani impossibili da attraversare… cuori impossibili da aprire agli altri, al differente da me, alla esplorazione e scoperta del mistero. Se così non fosse stato migliaia e migliaia e migliaia di anni fa, l’uomo sarebbe rimasto nella Gola di Olduvai, la cosiddetta “Culla dell’umanità” nel pieno centro dell’Africa; luogo fisico e metafisico dal quale tutti proveniamo, dal quale l’uomo ha iniziato a viaggiare, ad “emigrare” non per disconoscere o rinnegare le proprie origini, ma per dare compimento alla sua missione; quella, cioè, di incontrare l’altro ed insieme dare vita ad una umanità sempre più ricca, sempre più bella (anche esteticamente), sempre più intelligente, sempre più creativa, sempre più aperta, sempre più solidale, sempre più… Umanità nuova e sempre più rinnovata.

E ad un certo punto, di questa storia dell’umanità, il Creatore dell’universo (e, dunque, anche del pianeta terra e di chi lo abita) inviò il suo unico Figlio per testimoniare e per ricordare all’essere umano che il suo orizzonte è l’infinito, l’immensità, l’eternità spazio-temporale che non hanno e non conoscono confini e, dunque proprio per definizione, includono e non escludono tutto e tutti! Altro che espressioni antistoriche, anticristiane, anticivili che in questi strani giorni si leggono e si ascoltano e di fronte alle quali non si può assolutamente rimanere indifferenti, sia come cristiani che come cittadini del mondo.

Papa Leone, in assoluta continuità con i Pontefici ed i loro magisteri che lo hanno preceduto, ha detto parole chiare ed indicato una strada precisa, chiara, senza dubbi interpretativi. Sta a ciascuno decidere da che parte stare. 

 

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