Certamente non possiamo generalizzare, ma l’impressione diffusa è che ampi settori dell’attuale società civile vivano di una criticità particolare: la controdipendenza.

 

 

Si tratta di una condizione esistenziale del tutto particolare, che, in sintesi, consiste in una specie di dipendenza paradossale dalle condizioni di vita che si vogliono contrastare.

La controdipendenza, del resto, è un criterio interpretativo della realtà che si ritrova spesso negli -ismi che hanno attraversato e che attraversano il mondo contemporaneo (fascismo, comunismo, ma anche maschilismo, femminismo, giustizialismo ecc).

Coloro che vivono di ismi hanno di solito qualcuno o qualcosa da combattere (l’avversario politico, le persone dell’altro sesso, ecc.) ma l’elemento paradossale scaturisce dal fatto che tale contrasto spesso costituisce il fondamento stesso della loro identità.

Gli ismi, in altre parole, dipendono da coloro che, per altro verso, vogliono combattere, per cui si trovano nella condizione (paradossale appunto), di non poter sconfiggere definitivamente l’oggetto della loro battaglia, poiché, nel momento stesso in cui questo verrebbe meno, essi stessi cesserebbero di esistere; verrebbe meno, insomma, la ragione stessa della loro esistenza.

Per questo, un ulteriore elemento della controdipendenza si riscontra, come diceva Umberto Eco, nel bisogno intrascendibile di costruirsi un nemico, o di “proclamare” l’esistenza del nemico stesso nel caso in cui dovesse insorgere un sia pure debole sospetto che esso sia stato definitivamente sconfitto.

Il controdipendente, insomma, vive in una perenne condizione di rivolta.

Il mondo di oggi ha bisogno di tirarsi fuori da questa condizione esistenziale tanto paradossale, quanto perniciosa.

Uno dei compiti che si prospetta alla società odierna è quello di transitare (come recitava anni fa il titolo di un saggio di Enzo Spaltro, che sarebbe utile riscoprire) dalla lotta contro alla lotta per.

È un compito difficile e complesso, ma necessario. Si tratta di riscoprire le ragioni di un impegno che scaturisce non dall’azione contro qualcuno, ma dalla direzione verso qualcosa, verso un orizzonte di valori in grado di mettere in connessione cambiamento e continuità.

Sembra che gli ismi di oggi sappiano (o pretendano di sapere) a che cosa contrapporsi, ma non abbiano chiara la direzione verso la quale procedere. Con la conseguenza che la battaglia diventa sterile, l’impegno spreco di risorse e la società un contenitore che diviene ogni giorno sempre più caotico.

Ormai, come diceva Heideger, soltanto un Dio ci può salvare

 

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