La relazione conclusiva dell'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta nell’ultima serata del Convegno pastorale diocesano è stata anticipata dalla novità del primo giorno: la presentazione del Documento finale che Papa Francesco ha approvato direttamente facendolo in questo modo inserire nel Magistero pontificio ordinario, un caso più unico che raro nella storia recente (GUARDA).

Nel secondo giorno (GUARDA) poi, con i dovuti limiti che presenta qualunque analogia, l'assemblea ha potuto apprezzare la forma di una Chiesa come una piramide rovesciata: non è più Roma a fornire direttive esplicite per l'applicazione delle quali ogni vescovo diocesano convoca il popolo a lui affidato ma, nel Cammino Sinodale, ci si riunisce tutti spiritualmente per affrontare qui ed oggi le sfide che man mano si presentano.
Se si eccettuano le classiche e doverose parole teologiche come “Gesù Cristo” e “Chiesa,” l'espressione più diffusamente utilizzata dall'arcivescovo (GUARDA) concerne l'idea di “postura”. Si tratta, cioè, di vivere non “non un'altra Chiesa ma una Chiesa diversa”, una comunità rinnovata che aborrisce “l’accidia e il pessimismo dello spettatore” e scopre “il desiderio e il gusto di innovare”.
In altre parole, Panzetta immagina e sogna per questa diocesi una Chiesa capace di convertire il proprio assetto fondamentale, nella quale il pastore non ha intenzione di proporre risposte - né da solo né tramite una semplice “élite di collaboratori” - ma, con il contributo di tutti e di ciascuno a seconda dei suoi talenti. Pensa a una Chiesa che esercita una “corresponsabilità differenziata” nella ricchezza dei carismi e della vocazione propria di ciascuno, fondata sulla “resilienza del sensus fidei” di tutti i battezzati ed abilitata dalla Grazia sacramentale ad operare una “lettura della storia” con “fede, dinamismo, evangelizzazione e servizio”.
La ginnastica posturale è definita come una disciplina legata alla percezione del proprio corpo nello spazio tramite un insieme di esercizi volti a ristabilire l’equilibrio. Si tratta dunque di ristabilire una corretta percezione di sé come popolo di Dio fondata “sull’essenzialità, la chiarezza e l’agilità”, per scoprire insieme una posizione equilibrata e corretta sia all'interno che all'esterno attraverso l’elaborazione di un progetto educativo pastorale diocesano indirizzato “verso obiettivi chiari su cui si può fare verifica”, al fine di compiere il “bene fattibile qui” ed ora.

