Alla vigilia della Giornata mondiale dei poveri, è stato presentato a Roma l’ultimo report di Caritas Italiana.

Già dal titolo, “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, emerge chiaramente quanto la povertà stia diventando sempre più un fenomeno complesso, trasversale, multidimensionale. Il direttore di Caritas Italiana spiega che “Il “fuori campo” è ciò che non si vede, ma che pure dà senso a tutto il resto. È la parte invisibile, laterale, quella che sfugge allo sguardo immediato, ma che sostiene la scena e che, se non ci fosse, anche ciò che generalmente osserviamo perderebbe il suo senso più profondo”.
Per volgere lo sguardo verso queste forme di povertà, in realtà, basterebbe leggere i report Caritas che, da circa 30 anni, descrivono un fenomeno che si è andato diffondendosi nella vita quotidiana di persone che un tempo erano al sicuro dal processo di impoverimento.
Dal report nazionale (IL TESTO INTEGRALE) emerge che la povertà ormai coinvolge persone che hanno un lavoro ma che non riescono a vivere dignitosamente; c’è poi la povertà della solitudine di chi si rifugia nell’iperconnessione dei dispositivi digitali, di chi ha una rete sociale debole che però non riesce ad avere una funzione di supporto; da non dimenticare la povertà generata dal gioco d’azzardo che diventa una dipendenza dalla quale è difficile affrancarsi.
Nel 2024 i Centri d’Ascolto Caritas, a livello nazionale, hanno supportato 277.775 famiglie, pari al 12% di quelle che sono in povertà assoluta. La povertà coinvolge persone disoccupate, ma anche persone che pur avendo un reddito non riescono a vivere al riparo dal processo di impoverimento: ben il 23,5% delle persone che si rivolgono a Caritas hanno un lavoro, è una percentuale che negli anni è andata sempre più aumentando (nel 2014 era del 15,7%) come quella delle persone pensionate (9,1% a fronte del 7% di dieci anni fa) e delle casalinghe (10,2%, nel 2014 erano il 6,6%).
A Lecce nel 2024 si sono rivolte ai Centro d’ascolto Caritas quasi 800 famiglie. Il numero è sottostimato perché non tutti i Centri d’ascolto sono censiti e rimangono fuori dal conteggio le persone che si rivolgono alle mense e ai centri ristoro.
Le caratteristiche socio demografiche delineano la presenza di persone in prevalenza italiane (57,2%), di età compresa tra i 34 e i 65 anni (69,3%) che quindi sono in età lavorativa, per la maggior parte donne (60%), che vivono in nucleo familiare (69,1%). L’aspetto più preoccupante è che nel 51,3% dei casi in cui ci sono figli, sono minori.
L’aspetto occupazionale/lavorativo rimanda ad una situazione complessa: la maggiore percentuale è rappresentata da coloro che non lavorano (34,7%), dalle casalinghe (15,4%), dai pensionati (14%) e da coloro che hanno risposto ‘altro’ (16%). Purtroppo, anche a Lecce ci sono persone che pur avendo un lavoro non riescono a fare a meno del supporto di Caritas (il 7,2% dei beneficiari dichiara di avere un lavoro), la nota dolente è sottolineata dalla presenza, nel 9,5% dei casi, di persone che lavorano a nero.
*docente di sociologia generale - Università di Salerno

