Uno dei più grandi teologi cattolici - Karl Rahner - scriveva che la festa odierna celebra una “costante e incompresa verità”.

Non mi riferisco, con tutto il rispetto, a chi oggi celebra solamente il “ferragosto” ovvero le “feriae augustales” dell’antica Roma, ma a quei cristiani che hanno difficoltà a capire e meditare il fatto che oggi celebriamo “l’assunzione di Maria in corpo e anima” quindi “quello che professiamo di lei lo diciamo per ciascuno di noi: resurrezione della carne e vita eterna”. I due riferimenti - resurrezione della carne e vita eterna - ci creano molte difficoltà di fede e di prassi di vita. Mi soffermo solo sul primo: resurrezione della carne, cioè del corpo, della nostra realtà fisica.
Di questi tempi “il corpo - come scrive William Davies – è diventato una delle principali aree di scontro degli esperti e delle loro prospettive morali, emotive e politiche”. La pandemia e post pandemia potevano essere una occasione preziosa per riflettere sul corpo, ma purtroppo il post pandemia è stato divorato dalla fretta di dimenticare e voltar pagina. E, di conseguenza, siamo ritornati nei vecchi estremismi di ogni genere: da una parte il culto del corpo (cosmesi, chirurgia estetica, ricerca fanatica del peso forma, diete assurde); dall’altra l’offesa della dignità del corpo (violenze, mutilazioni, abusi, omicidi, pornografia, discriminazioni sessuali ed etniche, dipendenze varie).
Maria esulta per le “grandi cose che ha compiuto” in lei l’Onnipotente. Noi lo facciamo? Diciamo grazie al Signore per come ci ha fatti? Lo lodiamo per i doni fisici che abbiamo? Oppure i canoni di bellezza imposti dalle logiche commerciali e dei media ci fanno sentire frustrati perché non siano belli come quello o quella, o come la pubblicità impone? Se non superiamo questi falsi criteri estetici e di salute non scopriremo e comprenderemo mai le meraviglie che Dio opera anche nel nostro corpo e per mezzo del nostro corpo. “La bellezza di ogni creatura a ha scritto Primo Mazzolari - è nella sua capacità di rinnovarsi”.
Un lungo cammino ci attende - se non lo abbiamo ancora iniziato - per comprendere che Dio mi ha voluto così, anche fisicamente, per un progetto di salvezza. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19), ciò significa che Dio abita la nostra realtà corporea costantemente e in ogni momento - nella forza come nella debolezza, nella salute come nella malattia, nella serenità psicofisica come nella prova - è in noi e con noi per “spiegare la potenza del suo braccio” e renderci più forti e sereni, per diversi aspetti anche più belli. Dio dispiega questa forza in noi sempre, in tutti coloro che lo invocano con fede e si abbandonano a Lui.
Lo ha compreso bene persino un autore ateo come Albert Camus che mette in bocca a Padre Paneloux queste parole: “qui si manifesta la divina misericordia che ha messo in ogni cosa il bene e il male, la collera e la pietà, la peste e la salvezza. Lo stesso flagello che vi martirizza, vi eleva e vi mostra la via”.
*presbitero della diocesi di Bari-Bitonto, docente di filosofia politica presso la Pontificia Università Gregoriana, Roma; presidente di Cercasi un fine APS

