Dopo aver sostato per onorare i giorni del Mistero Pasquale, da oggi l’arcivescovo Michele Seccia riparte con la Visita Pastorale alle ultime comunità parrocchiali della città e delle marine leccesi.

 

 

Il cammino, per il rush finale, riprende dalla parrocchia intitolata a San Pio X. Il suo parroco, don Carlo Calvaruso presenta la sua comunità e il quartiere nel quale essa vive.

 

Don Carlo, quale realtà sociale e parrocchiale troverà l’arcivescovo venendo in Visita Pastorale nella tua comunità?

Sin dalla sua nascita la comunità parrocchiale di San Pio X in Lecce si è manifestata come una profezia fatta carne. Mentre oggi siamo grandemente arricchiti dagli immensi insegnamenti di Papa Francesco sulle periferie territoriali ed esistenziali, settant'anni fa il compianto vescovo Francesco Minerva aveva già intravisto l'allargamento della città di Lecce oltre le mura del centro storico ed ha eretto canonicamente la parrocchia, inviando per la prima volta un parroco nella persona di mons. Raffaele Perulli al di fuori delle storiche parrocchie già esistenti. Successivamente, il secondo parroco don Gino Brindisino ha potuto ampliare l’azione pastorale iniziale nel quartiere che s’ingrandiva, fondando anche il centro religioso “San Michele Arcangelo” presso le Case Magno. Da parte sua, il carissimo don Antonello Castoro, di cui tutti ricordiamo l’amabilità e la cui Pasqua è avvenuta cinque anni fa, ha iniziato ad avvertire mutamenti sociali profondi nella popolazione, iniziando a fronteggiare nuove sfide, provocate dalla presenza numerosa di immigrati e di studenti universitari; fenomeni di cui il quartiere è stato pioniere, poiché gli stessi sono andati via via diffondendosi anche in altre zone della città fino ai nostri giorni. Negli ultimi decenni, infine, mons. Salvatore Carriero ha potuto operare pastoralmente con l'ultimo baluardo più numeroso di collaboratori che, venendo via via a mancare, hanno lasciato la parrocchia all'amico don Vito Caputo e a me come un entusiasmante campo di vita e di lavoro missionario. Di fatto, il tempio parrocchiale e i luoghi ad esso pertinenti restano a tutt’oggi nel cuore dei residenti come punto di riferimento significativo d’incontro, dove ognuno può trovare un’accoglienza cordiale ed evangelica.

 

Quali sono i punti forza e le fragilità più evidenti della tua comunità nei tre ambiti di liturgia, catechesi e carità?

Mentre la dignità delle celebrazioni liturgiche è stata fin dall'inizio preservata dai parroci e dallo spessore spirituale di non pochi fedeli che dimostrano uno stile di preghiera profondo, l'attività caritativa è andata man mano incrementando, consentendo alla comunità parrocchiale di essere maggiormente presente sul territorio, molto spesso addirittura a domicilio, e di avere la grazia di incontri multiculturali e multireligiosi molto significativi. Per quindici anni direttore dell'Ufficio catechistico diocesano, posso dire che la catechesi vive sostanzialmente gli stessi fenomeni presenti nelle comunità di tutta Italia; essa ha molto spesso il sapore di una socializzazione religiosa che viene interrotta quando i ragazzi si ritengono - a torto o a ragione - ormai maturi per sganciarsi dalla realtà ecclesiale per intraprendere altre vie ritenute più stimolanti. Si può aggiungere il dato statistico delle nascite, anch’esso in calo in tutta Italia, e che anche in questo caso vede la parrocchia di San Pio X come una pioniera per ciò che ben presto accadrà, per come mi risulta dalle precedenti comunità che ho servito, anche in altri territori della diocesi.

 

Che cosa vi attendete dalla Visita Pastorale? Quali sono gli obiettivi da raggiungere a breve e media scadenza?

Avendo cambiato più volte i parroci - in questo momento siamo in pareggio: tre sulla terra e tre in cielo - i fedeli di San Pio X hanno maturato uno spassionato rapporto con i pastori che si sono avvicendati nella guida della Chiesa locale, essendo capaci di esprimere loro il giusto e dovuto affetto e di accoglierli come accolgono anche tutti gli altri con uno stile di famiglia vero perché informale che rende lo stile della comunità unico. Si tratta di un popolo che non si aspetta nulla, perché capace nella sua semplicità più di donare che di ricevere, di riconoscere con un fiuto eccezionale promesse di circostanza e che garantisce molto spesso la sua presenza ai vari eventi liturgici o pastorali proposti dalla diocesi. All'inizio del mio ministero qui avvenuto due anni e mezzo fa, ci siamo proposti di cancellare le etichette riguardanti la parrocchia e l'intero quartiere che i benpensanti, anche tra gli ecclesiastici, tante volte esprimono con un'abitudine disperata che dimostra quanto essi siano lontani dal vangelo, la cui testimonianza fino a questi ultimi giorni è stata vissuta in maniera memorabile da Papa Francesco. Il compianto Pontefice, tra l’altro, pochi giorni prima di vivere la sua Pasqua ha pregato proprio dinanzi al corpo di San Pio X nella basilica vaticana, avendo dichiarato più volte di condividerne le ansie di pace; e la storiografia più recente, poi, sta facendo emergere una figura del Papa veneto come quella di un pastore profondamente riformista e non tradizionalista. Qui a San Pio X Gesù Cristo non lo si deve portare, qui a San Pio X Cristo si fa incontrare già presente in carne ed ossa. Consiglio a tutti coloro che vogliono incontrare Gesù Cristo di passare da qui.

 

 

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