“In ogni tempo ci sono uomini e donne che mostrano che il Vangelo si può seguire davvero, che c’è la possibilità di fare sul serio con Dio”.

Con queste parole, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, ha introdotto la sua omelia nella ricorrenza del 104° anniversario della nascita al cielo della Venerabile Luigia Mazzotta, ricordata con una concelebrazione eucaristica presso la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù in Lecce, dove è custodito il suo corpo mortale.
L’arcivescovo ha continuato: “Dalla lettura delle pagine della breve vita di Luigia si ricava che tutti possiamo fare sul serio con Dio, anche quando nell’esistenza tutto va storto, come appunto nel caso di Luigia… In ogni situazione della vita, anche la più dolorosa, ci può essere un seme piantato, che arreca fecondità al mondo intero”.
Mons. Panzetta ha ricordato la sua passata esperienza di amministratore apostolico di Catanzaro, allorché si trovò nel corso della beatificazione di due donne calabresi gravemente sofferenti, proprio come Luigia Mazzotta. Tutti modelli fulgidi -e allo stesso tempo semplicissimi - di santità, quella santità che è “destino di tutti noi secondo il sogno di Dio”.
Commentando le letture del giorno, l’arcivescovo traendo spunto dalla figura di San Paolo, stretto nella morsa del giudizio polemico fra Farisei e Sadducei (At 22,30; 23, 6-11), ha ricordato come anche una sana scaltrezza faccia parte del bagaglio di virtù del cristianesimo: i santi sono persone scaltre, così da poter offrire la propria testimonianza anche in mezzo a gravi difficoltà.
Venendo al Vangelo, riguardante la grande preghiera sacerdotale di Gesù, nel contesto del dialogo di amore tra il Padre e il Figlio (Gv.17,20-26), mons. Panzetta ha evidenziato come il Cristo prega anche per noi, proprio mentre è in totale sintonia con il Padre. Che cosa chiede a nostro favore? Tante cose, ma soprattutto l’unità e la comunione all’interno del suo gregge – “… perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.
È questo - solo questo - che ci rende credibili dinanzi al mondo. Inutile nascondere che la comunione, nelle famiglie come nei gruppi e nella Chiesa stessa, talora è difficile. Per questo essa prima di essere uno sforzo ascetico è un dono, che va chiesto con umiltà nella preghiera perseverante. Avendo come modello la comunione della Santissima Trinità, dal cui seno la comunione fraterna sgorga e ha origine; spetta a noi non infrangerla e saperla custodire.
“Noi crediamo - ha concluso l’arcivescovo - che Luigia Mazzotta sia al cospetto di Dio. Allora chiediamo, per sua intercessione, il dono di una testimonianza vera, così che il mondo creda che il Vangelo è una possibilità reale”.
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