In ricordo e per devozione alla Venerabile Luigia Mazzotta, ogni lunedì di Quaresima alle 17,30 si è svolta la Via Crucis all’interno della cappella di Via Leuca a Lecce, di recente visitata dall’arcivescovo Michele Seccia nel corso della Visita Pastorale alla parrocchia del Sacro Cuore.

Nell’unica fotografia della Venerabile - scattata per espressa volontà del vescovo del tempo mons. Gennaro Trama - ella stringe tra le mani un piccolo crocifisso in metallo, segno anche del proprio calvario nella sequela fedele del Signore Gesù. La sua giovane vita, infatti, era stata segnata da dolorose e invalidanti malattie, sempre offerte in spirito di riparazione per i tanti peccati del mondo.
Non a caso qualche giorno dopo quella foto, Luigia, già agonizzante, moriva sull’uscio di casa. Era il 21 maggio 1922.
Scrive nella biografia Mariafranca Tornese: «…Luigia fu portata nel giardinetto sulla sua sediolina; le furono coperte le spalle con uno scialle bianco e le fu posto fra le dita un piccolo crocifisso di metallo. Mentre la madre ne sorreggeva il capo…».
Morì dopo che aveva fatto di tutto per assicurarsi la comunione e l’Unzione degli infermi, diventando maestra di quell’ars moriendi da cui la modernità - spesso scioccamente - rifugge.

