Perché il cammino della Parola continui, occorre che nelle comunità cristiane si attui una decisa scelta missionaria.

Un’opzione fondamentale, “capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato perl’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (Evangelii gaudium, 27).
La riflessione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e i notevoli cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni hanno indotto diverse Chiese particolari a riorganizzare la forma di affidamento della cura pastorale delle comunità parrocchiali.
E Papa Francesco, all’inizio del suo ministero, ha ricordato l’importanza della ‘creatività’, che significa “cercare strade nuove”, ossia “cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato”.
In questo solco si inserisce il Cammino sinodale 2021-2025, che ha tracciato una rotta per una conversione missionaria che parta da sé stessi per irradiarsi nella comunità.
All’incontro di formazione per gli operatori sinodali della Chiesa di Lecce di domani 17 marzo, alle 19.30 nell’aula magna della nuova sede della Curia arcivescovile di Lecce a Castromediano, il prof. Michal Vojtáš, collegato in videoconferenza, tratterà il tema della progettazione trasformativa, “Pro-gettare le reti oggi”, basato sulla teoria di un approccio volto a modificare le prospettive di significato, i valori e gli schemi mentali attraverso la riflessione critica su di sé e sulle proprie esperienze. Introdurrà la lezione, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
Il processo di cambiamento spesso nasce da un evento critico, una crisi o una sfida che le vecchie conoscenze non riescono a risolvere: la riflessività trasforma l’esperienza vissuta in nuova consapevolezza.
Ecco che il punto di partenza della progettazione, come lo sarà quella della nostra diocesi per la nuova pastorale, è il contatto con la realtà pastorale così come essa è.
Basta pensare a Gesù, che nel corso del suo ministero pubblico ha compiuto scelte di linguaggio ben precise per annunciare l’avvento del regno di Dio, camminando per le strade, guardando le situazioni concrete delle persone che incontrava e comprendendole già solo con la conoscenza personale.
Superando, allora, la mera esecuzione di compiti per approdare a un approccio centrato sulla persona e sulla trasformazione della realtà, dice Vojtáš, “non basta decidere una volta sul da farsi e poi smettere di pensare e apprendere. Non ci si libera mai dalla responsabilità di un continuo discernimento, adeguamento e apprendimento che sono necessari per l’adattamento nella fase della realizzazione”.
La finalità principale di questo percorso sarà impostare un processo di trasformazione che coinvolga innanzitutto coloro che lo progettano.


