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Ha preso il via ieri mattina la tre giorni di formazione che il clero leccese sta vivendo presso la chiesa di “Santa Maria delle grazie” in Merine e che ha come titolo “Ripartire. Per una pastorale nel segno della speranza”.

 

 

A guidare questo tempo di riflessione fratel Enzo Biemmi e don Antonio Scattolini esperti di catechesi e pastorale.

È toccato, però, all’arcivescovo Seccia dare l’inizio ai lavori con una monizione che ha preceduto la recita dell’ora terza e che ha voluto dare le coordinate di questo kairòs (tempo privilegiato) per il presbiterio affidato alle sue premure pastorali.

Ha affermato che “ripartire non vuol dire voltare pagina e far finta che nulla sia cambiato nel nostro modo di agire; significa leggere gli eventi e riprendere un cammino che ci deve vedere mettere in atto strategie nuove per essere annunciatori della speranza che per il cristiano reca il volto del Signore Gesù”.

Dopo la preghiera, le parole del presule sono state riprese da mons. Gigi Manca, che ha evidenziato “la valenza formativa che tale iniziativa ha nella vita del sacerdote insieme a tutti gli appuntamenti che scandiscono il suo essere in formazione permanente”.

Da qui l’intervento di Biemmi che con trasparenza ed estrema concretezza ha voluto affrontare il modo odierno di fare pastorale non mancando di notare quello che ne è diventato il luogo privilegiato (la parrocchia ndr) e il cambiamento che, un evento inatteso come la pandemia, ha portato in essa.

Ha esordito affermando che “esiste una discrepanza tra il modo di intendere la parrocchia del sud Italia (la Puglia) e il modo in cui essa viene concepita nel resto d’Europa; il punto nodale è stata il voler leggere il Concilio Vaticano II  alla luce delle sole Lumen Gentium e Gaudium et Spes, senza prendere in considerazione il decreto Ad Gentes , essenziale pilastro per la coscientizzazione che la comunità ecclesiale deve avere della sua missione, pena il divenire erogatrice di servizi e sacramenti”.

Per sconfiggere questa tentazione si delineano tre grandi focus che rendono appetibile e funzionale l’azione pastorale.

Sottolinea Biemmi che “è prioritario guardare la missione della e nella chiesa a partire dall’interno, tenendo presente il suo proprium ossia l’annuncio del Vangelo, il contesto perché tale annuncio possa essere fruttuoso e l’idea di Chiesa perché la Buona Novella possa essere recepita ed attuata da tutti”.

L’ultimo step ha riguardato il clima culturale e sociale nel quale l’azione pastorale viene posta.

Questo tempo, che vede la comunità ecclesiale uscir fuori dalla pandemia, ha fatto focalizzare l’attenzione su quanto è prioritario nell’agire della Chiesa.

Ancora Biemmi: “nel contesto post-pandemico rimangono due eventi di grande portate che sono sintentizzabili nella fiducia in un Dio che è sempre presente e nella capacità di fare relazioni: ciò ci costituisce cristiani credibili”.

Forti di tali considerazioni, i sacerdoti presenti, insieme al loro pastore hanno dato vita ad un dibattito con l’intento di ascoltarsi, condividere e iniziare a proporre delle linee guida in grado di poter ridare slancio ad una pastorale che non deve perdere la capacità di raccontare e annunciare Cristo Signore.

 

Scuola Diocesana di formazione teologica