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Nella festa della Trasfigurazione del Signore, la comunità parrocchiale del “Cuore Immacolato di Maria” in Lecce si appresta a vivere un momento di particolare grazia attorno ad uno dei suoi pastori emeriti, il carissimo don Marcello de Sario che celebrerà i suoi 70 anni di consacrazione presbiterale.

 

 

Riassumere 70 anni di sacerdozio non è per nulla semplice perché, per chi conosce don Marcello, sa che tante sono state le battaglie, le lotte, gli incontri, il lavoro, il sudore che in tanti anni ha profuso per la Chiesa diocesana, in particolare per le chiese che ha servito come vicario e poi in questa come parroco.

Don Marcello nasce a Lecce il 26 gennaio del 1926 da Giovanni e da Oronza Rollo; il papà, originario di Terlizzi e finanziere poi in pensione e la mamma casalinga “leccese” (scrivo così perché don Marcello rimarca come questa sua origine “leccese” la portasse a volere fermamente che i figli studiassero tutti). Il suo papà Giovanni vivrà a lungo mentre la madre lo vedrà sacerdote dal cielo.

Famiglia molto credente, il papà dallo stampo antico dei contadini che ci teneva alla celebrazione domenicale alla quale si doveva partecipare insieme; tutti frequentanti la chiesa di Sant’Angelo al Santuario dell’Addolorata, guidata a quel tempo da don Gerardo Danese, entrambi hanno guidato e accompagnato don Marcello all’incontro con il Signore.

Ma è stata soprattutto, come spesso accade nella vita dei preti, la sua mamma a guidarlo, accompagnarlo, pregare tanto per lui tanto che, nella chiesa parrocchiale “Cuore Immacolato di Maria” da lui voluta e realizzata, una delle campane porta proprio inciso il nome della madre.

Don Marcello è l’ultimo di quattro fratelli: la sorella più grande Maria lo ha accompagnato fino alla morte, poi Francesco e Vittorio.

Nei suoi ricordi di ragazzo, don Marcello racconta come non ha avuto sin da piccolo l’intenzione di entrare in Seminario. Ciò che lo attirava molto, però era la tradizione della Chiesa e in special modo lo studio della storia e del latino da lui molto amato tanto che chiese alla madre di poter frequentare il ginnasio-liceo proprio per un approfondimento e uno studio della lingua latina. La risposta della madre, pero fu questa: “Marcello, non si tratta solo delle tasse scolastiche ma anche dei libri… perciò tu dovrai studiare sui libri usati dai tuoi fratelli…”. Ciò che poteva sembrare una limitazione, è stato invece da lui vissuto come una benedizione perché l’Istituto magistrale da lui frequentato gli ha dato la possibilità di studiare la psicologia dei ragazzi e dei giovani che si rivelerà tanto utile per il suo lavoro pastorale.

Gli esami finali dell’Istituto magistrale sono stati vissuti da don Marcello come la riprova che non era quella la sua strada perché, sempre promosso con ottimi voti, l’ultimo anno è l’unico della sua classe che viene rimandato in due materie; allora capì che la provvidenza e la Madonna lo volevano.

Don Gerardo Danese, suo accompagnatore spirituale, allora, gli propone di entrare in seminario dicendogli: “Marcello, non ti preoccupare, vai in Seminario… ci penso io… penso a tutto io… parlo io con la mamma e con papà…”.

Comunicata la sua decisione ai genitori, questa viene accolta con gioia ma gli viene fatta dalla madre anche una profezia: “Sappi però che non sarai con me, il Signore mi chiamerà presto…” e infatti al secondo anno di seminario la madre morirà.

Conferitogli il diploma magistrale il “professore” (così lo chiamavano in seminario), entra nel 1944/5 nel seminario maggiore di Molfetta con l’allora rettore don Corrado Ursi, eletto poi vescovo, arcivescovo di Napoli e cardinale; lì capisce che era davvero quello ciò a cui il Signore lo stava chiamando; lì in seminario aumenta l’amore per i ragazzi e per i giovani.

Dopo gli anni della formazione umana e spirituale ne seminario di Molfetta, arriva finalmente il momento della ordinazione sacerdotale fissata per il 6 agosto dell’anno 1950; questo evento fu, purtroppo, segnato dalla morte dell’allora vescovo di Lecce mons. Alberto Costa. Il panico per lui e i suoi nove compagni fu spazzato via dalla presenza di mons. Francesco De Filippis, arcivescovo di Brindisi, che ordina don Marcello e i suoi compagni nella chiesa di San Giovanni Evangelista presso il Monastero delle Benedettine.

Dopo l’ordinazione inizia il suo cammino pastorale nelle parrocchie della città: dapprima a San Giovanni Battista del Rosario con don Ugo de Blasi che da lì a poco sarebbe diventato vicario generale della diocesi, al Sacro Cuore con don Abramo Perucino, poi un intervallo come assistente diocesano dei fanciulli di Azione cattolica, San Lazzaro, Santa Maria della Luce in S. Matteo con don Salvatore Bacca; infine a Santa Maria della Porta con don Gerardo Danese che lo aveva introdotto alla scelta vocazionale e lo aveva richiesto poi suo vicario una volta passato a San Luigi.

Dopo Porta Napoli la città era solo campagna ma già si intravedeva l’inizio delle abitazioni e, oltre, la zona era piena di masserie. Il vescovo mons. Francesco Minerva allora gli chiede, con mandato verbale, di intravedere la possibilità di trovare un suolo per la costruzione di una nuova chiesa fuori dell’abitato urbano di Porta Napoli. Si iniziò allora a celebrare in una chiesetta piccola intitolata alla Madonna del Rosario ma poiché era insufficiente, si individuò un casolare dei pastori al rione “Gridi”, con le sue strade bianche e impolverate, mulattiere, luogo pieno di cave e per otto anni si è celebrato messa lì.

Con tenacia e con tutte le forze possibili dopo questi anni finalmente ha visto la luce il nuovo tempio fortemente voluto da don Marcello e dai parrocchiani e collaboratori i quali hanno escogitato qualsiasi mezzo possibile per avere finalmente la nuova chiesa, consacrata da mons. Francesco Minerva il 23 dicembre del 1971 (l’anno prossimo saranno 50 anni). Questi sono stati gli anni dell’impegno sacerdotale, pastorale: Azione cattolica, teatro, viaggi, musica, attenzione ai giovani e alle coppie oltre che le celebrazioni proprie di ogni parrocchia. Il servizio di don Marcello è durato per quasi altri 30 anni fino al raggiungimento dei limiti di età.

Ma il servizio pastorale di questo zelante sacerdote non è terminato con la fine del parrocato: ha servito Torre Chianca e la chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo Salvatore, ha servito la chiesa di San Giovanni Battista, ha servito le Suore Salesiane dei Sacri Cuori soprattutto nelle sorelle anziane, celebrando per loro al III piano dell’Istituto di Via Giammatteo ogni giorno per oltre 20 anni.

Chi conosce don Marcello lo zelo, sa le battaglie, sa l’amore per la natura e gli animali, conosce l’amore per i viaggi, ma conosce anche il carattere alcune volte forte, ribelle, anche polemico ma sempre per il bene. In un pellegrinaggio a Lourdes, mons. Ruppi ebbe a dire alla nipote: “Lo zio, lo zio… lo zio… lo zio… bravo, però, ha una bella lingua…”.

La gioia di questo giorno accompagni ancora il suo cammino sacerdotale fatto adesso di preghiera, silenzio, meditazione a cui l’anzianità lo ha portato. Il Signore benedica ancora i suoi giorni vissuti anche oggi nell’amore a Dio, alla Chiesa e alla Vergine Maria alla cui visione con cuore aperto e grato sempre, mi ripete, è orientato il suo sguardo.

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus