In vista dell’ordinazione presbiterale di don Enrico De Leo, per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta - il primo sacerdote ordinato nella Chiesa di Lecce - che avverrà sabato 5 settembre alle 10 in cattedrale (diretta Portalecce Tv e Tele Dehon), Portalecce pubblica alcuni contributi che aiuteranno i lettori a prepararsi allo straordinario evento diocesano.

 

 

Chiunque incontra Don Enrico in questi giorni e gli chiede "Sei pronto?", lui con volto felice e gioioso risponde: "Non si è mai pronti, disponibile sì".

È tempo di gioia per la comunità diocesana di Lecce per l'ordinazione presbiterale del giovane diacono don Enrico De Leo, grata al Signore per l'abbondante seme di vocazioni che Egli sparge nel popolo che ama. La mia gioia è doppia, perché Enrico per me è un fratello (LEGGI).

La nostra amicizia è nata in Cristo e in Cristo è rimasta salda. In lui ho sempre riconosciuto il volto del fratello e dell'amico che non delude. Sono giorni carichi di emozione per me che tra pochi giorni vedrò Enrico consacrarsi a Dio, raggiungendo così quel desiderio che ci ha permesso di incontrarci camminando alla sequela del Maestro buono e paziente.

La presenza di Enrico è quel dono speciale che il Signore ha fatto alla mia vita. Nel corso degli anni, fianco a fianco, seppur le nostre strade, terminati gli anni del seminario minore, si siano divise, lui presso il Pontificio seminario romano ed io in quel di Molfetta, il legame si è ancora di più radicato, superando ogni distanza.

A tal proposito mi viene in mente ciò che Francesco d'Assisi scrive nelle Fonti: "Il Signore mi donò dei fratelli". Mi piace pensare che la sua presenza nella mia vita sia stata proprio questo, un dono del Signore affinché non perdessimo mai di vista ciò a cui Lui ci ha chiamati: la vocazione alla vita sacerdotale. L'amicizia che mi lega ad Enrico è caratterizzata da una relazione oserei dire "di sangue", sin dai tempi del seminario minore dove insieme ci siamo formati durante gli anni di scuola superiore per cui, sia io che lui, non potremmo di certo dimenticare, con un filo di sorriso, preghiera, canti e stornelli. Sono tanti i ricordi che ci legano a questa esperienza, dalle serate passate insieme con gli altri compagni di seminario ai tanti momenti di condivisione e di sostegno reciproco.

Alle soglie del seminario minore, sito allora in Piazza Duomo, nel 2017, io iniziavo in primo superiore e lui era già a metà del cammino di discernimento, al terzo anno di seminario. Guidati e accompagnati sotto la guida paterna del rettore don Stefano Spedicato, mio attuale parroco, abbiamo camminato insieme formandoci spiritualmente, umanamente e culturalmente all'interno del seminario, culla in cui è germogliata la nostra vocazione, luogo in cui è nata la nostra amicizia.

Enrico è un ragazzo intelligente, e non solo per gli studi che ha fatto, dimostrando sempre il massimo. Chi lo incontra ha modo di cogliere in lui i carismi che il Signore gli ha donato: profondità, serietà, gioia. Questi tre connotati fanno sì che la sua vita sia un canto di lode a Dio per i fratelli. Enrico. Mi piace ripetere con l’arcivescovo, è un giovane che fa sul serio con Dio.

A mio fratello in Cristo auguro di "cantare la vita", affinché la sua vita, che il Signore ha riempito di doni, possa farsi canto per i fratelli che incontrerà e per ciò a cui la Chiesa diocesana lo chiama a servire.

 

 

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