In vista dell’ordinazione presbiterale di don Enrico De Leo, per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta - il primo sacerdote ordinato nella Chiesa di Lecce - che avverrà sabato 5 settembre alle 10 in cattedrale (diretta Portalecce Tv e Tele Dehon), Portalecce pubblica alcuni contributi che aiuteranno i lettori a prepararsi allo straordinario evento diocesano.

Mentre nel 2008 ero tutto preso dai primi mesi dall'esperienza nuova ed inedita di parroco, concentrato a imparare ancora i nomi dei vari collaboratori e dei fedeli che man mano mi si presentavano, un incontro inaspettato ha rotto il tran tran di quella che stava trascorrendo come una giornata consueta di presenza entusiasta e di impegno intenso che comunità come quelle dell’Ausiliatrice di Monteroni fanno vivere.
Insieme ai genitori si è presentato un bimbo di terza elementare che, dunque, in quell'anno pastorale avrebbe ricevuto per la prima volta la misericordia di Dio nel sacramento della penitenza e l'anno successivo avrebbe incontrato Gesù nella sua interezza con la prima comunione: Enrico de Leo. Non ricordo neanche di cosa abbiamo parlato, perché ciò che è rimasto permanente nella memoria del cuore e che ci siamo guardati negli occhi e ci siamo capiti. Con dovuti e sicuri limiti di chi scrive, mi è sembrato una ripresentazione dell'incontro tra don Bosco e Domenico Savio. Fissandomi dal basso in alto quel bambino mi ha fatto sentire indegno e ho percepito interiormente sin da subito quello che sarebbe stato il suo percorso di vita; di sicuro né in quel primo incontro né negli anni successivi fino a poco prima della sua consacrazione diaconale gli ho mai fatto cenno di questa intuizione spirituale, né mai gli ho fatto una proposta vocale esplicita, perché pedagogicamente non desideravo affatto che un’eventuale imitazione della figura del parroco, pur fisiologica durante l'età evolutiva, potesse falsare la vocazione che avevo con certezza intravisto in Enrico. E poi soprattutto semplicemente perché ero convinto nel più profondo di me stesso che la storia così sarebbe andata.
Per questo, una volta che Enrico è entrato in seminario, lo ha accompagnato solo ed esclusivamente con la preghiera e nel silenzio, senza avere contatto alcuno con lui per anni, ammirando da lontano lo sviluppo delle eccellenti qualità umane, sociali intellettuali e spirituali che lo caratterizzano, unicamente consapevole della fede che Dio avrebbe portato a compimento la sua opera. Dopo diversi anni di formazione, inaspettatamente e per una serie di circostanze del tutto imprevedibili, quelle sorprese che solo Dio può concertare, il seminario romano gli ha dato licenza affinché gli esercizi spirituali al termine del secondo anno, quelli che si innestano nel momento cruciale ai fini di una scelta più definitiva e consapevole. In quella circostanza ho potuto ammirare l’identità ministeriale che il Buon Pastore stava ormai costruendo in maniera decisiva nell'animo di Enrico.
E allora eccoci qui dopo 18 anni da quel primo incontro a celebrare la maggiore età di una relazione profonda, che nata da un rapporto padre-figlio assumerà in maniera definitiva la forma dell'essere confratelli per tutta la vita: un figlio che diventa tuo fratello e padre è il dono più ineffabile che un presbitero possa vivere.
Citando Don Bosco, come ebbi a dire per la prima volta durante l’insediamento a Monteroni, ancora una volta “ha fatto tutto lei”, Maria Ausiliatrice, per la cui intercessione potente la nostra chiesa locale riceve in dono un pastore degno e saggio.
*parroco di San Pio X - Lecce


