Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta che Gino Giovanni Chirizzi, segretario del Consiglio pastorale parrocchiale, rivolge a nome dei gruppi parrocchiali e degli operatori pastorali della comunità di Maria SS.ma Ausiliatrice di Monteroni a Enrico De Leo, prossimo all’ordinazione sacerdotale.

 

 

Un messaggio sincero e affettuoso, nato dal cammino condiviso in questi anni e dalla gioia della comunità per il dono di una nuova vocazione sacerdotale. Una lettera che, attraverso l’augurio e la preghiera, affida a Enrico una missione racchiusa in due parole essenziali: Dio e fratelli. È questo il cuore dell’invito che la comunità gli rivolge: vivere il sacerdozio come dono, servizio e presenza tra la gente, con umiltà, fede, attenzione ai giovani, agli anziani e a quanti vivono nelle periferie materiali ed esistenziali, sempre con lo sguardo rivolto a Cristo e accompagnato dalla materna protezione di Maria Ausiliatrice.

 

 

Enrico carissimo,

il lontano 2 settembre 1972 (esattamente 54 anni fa) la parrocchia Maria SS. Ausiliatrice era in festa per l’ordinazione - proprio nella sua chiesa - del poi illustre e benemerito mons. Adolfo Putignano. E l’ormai vicino 5 settembre tu sarai il secondo presbitero della nostra comunità.

Abbiamo, un po’ tutti noi, vissuto e promosso in questo ventennio la tua vocazione: fin da piccolo sempre presente come chierichetto ed in seguito pure come organista, hai incarnato le nostre speranze e in modo del tutto speciale sei stato e sei l’espressione più bella e promettente. E ne siamo certo felici ed orgogliosi.

Mi permetto oggi - a nome dei parrocchiani - di rivolgermi a te con una lettera aperta.

Ti chiediamo, anzitutto, di praticare nelle vicissitudini d’ogni giorno le virtù cristiane, manifestandole con consapevolezza in ogni contesto e in ogni circostanza lieta o triste, annunciando il Vangelo non come fece il buon Girolamo Savonarola, ma veritatem faciens in charitate, cioè in dolcezza e serenità sempre e comunque. E quale servo inutile, non quale detentore di potere... Con l’instancabile preghiera al Signore e, solo dopo, con un’efficace operatività.

In particolare, non ti dimenticherai mai d’esserti donato interamente al Cristo e attraverso Lui ai fratelli, in modo del tutto speciale a coloro che sono bisognevoli di una costante presenza morale e spirituale e - perché no - talvolta anche più concreta. Solo allora darai sicura e feconda testimonianza della Buona Novella e dei suoi rivoluzionari messaggi.

Ed esporrai con chiarezza e affabilità la Parola e alimenterai il popolo di Dio con l’Eucaristia, perché insieme - dunque in comunione - possiamo rendere grazie all’Eterno.

Nel contempo, cercherai di vivere nella purezza di cuore e nella povertà in spirito; ti spenderai in ogni modo e dappertutto per la giustizia. E specialmente, con grande pazienza, promuoverai la pace dentro di te e con i fratelli, prodigandoti perché essa regni nelle famiglie, nella società e - quindi - nel mondo.

Rammenta che dovrai intervenire nelle periferie esistenziali, oltre che in quelle materiali. Proprio come fece il Cristo, che operava solo e di norma in uscita, tra la gente e per le strade, quasi mai nelle sinagoghe. Anche tu, dunque, sarai operatore instancabile di una Chiesa in uscita, tra la gente e per le strade, piuttosto che al sicuro tra le quattro mura dell’edificio sacro, in un hortus conclusus, nel proprio orticello.

Perciò, ovunque la tua missione ti porterà, accoglierai in ogni momento quanti hanno necessità del tuo aiuto di pastore. E sarai pastore... in cerca delle pecorelle smarrite! E, senza mai delegare, avvicinerai i giovani, valorizzandone la grande voglia di fare e l’entusiasmo incontenibile: sembrano lontani, scostanti e restii ad accettare il messaggio cristiano. Sai bene che il futuro - pure della Chiesa - è proprio nelle loro mani: questi ora sono affidati... alle tue mani! Perciò ti darai da fare incondizionatamente, anima e corpo, per il loro autentico progresso.

E sarai accanto agli anziani che, invece, non hanno davanti un lungo cammino da percorrere su questa terra e forse sono tormentati da sofferenze nel corpo e nello spirito. Infonderai in essi grande Fede e la Speranza di «cieli nuovi e terre nuove»!

Sei colto e ti sei ulteriormente istruito a Roma, nelle prestigiose istituzioni pontificie. Hai studiato e appreso moltissimo: non finirai, però, mai di imparare e di approfondire... D’altra parte, di fronte alla incommensurabile Sapienza divina, non sappiamo nulla e non siamo nulla... non sai nulla e non sei nulla!

Cammin facendo, incontrerai e dovrai affrontare tante difficoltà, tanti imprevisti e tanti problemi. Prudente, saldo e fedele - come sei - li risolverai tutti con l’aiuto del Signore e... dei fratelli. E con l’assistenza e l’intercessione di Maria che - con noi - hai imparato ad invocare con i titoli di Ausiliatrice e di Madonna di San Fili, ma pure con il la tutela dell’«umile, / chiaro giglio odoroso» San Gaetano da Thiene (patrono della nostra confraternita).

Avrai, del resto, accanto tanti laici pronti a sostenere la tua azione, purché - credendo in loro e nel loro insostituibile ruolo - da buon animatore tu li sappia accogliere e appassionare. Sai bene che essi sono il «sale della terra» e la «luce del mondo» e che la loro opera insostituibile è stata davvero riconosciuta e potenziata dal Concilio Vaticano II e dal magistero dei Papi.

Fin d’ora prevediamo che farai molta strada: non ci piace, in effetti, la parola carriera!

Da parte mia, ti prego, allora, di serbare indiscusso nel tuo cuore e nella tua mente quel binomio che ho voluto con le mie amichevoli espressioni ancora una volta indicarti: Dio e fratelli. L’amore per Lui non sia in te mai separato da quello per loro.

E sicuramente nell’intera tua vita sarai d’esempio al prossimo. Mi dirai: ma... come tutti, ho i miei difetti e le mie fragilità. È vero. Hai, però, sufficienti pregi e carismi: preòccupati di sanare gli uni e di accrescere - con la grazia divina - gli altri!

Infine - richiesta ultima ma non ultima - ti eserciterai con tutto te stesso per attuare nell’ordinario e senza infingimenti e ipocrisie quella che senza dubbio è (e deve essere) la più perfetta e preziosa delle doti umane: l’umiltà! Soltanto possedendola, potrai considerarti vicino a Dio e vicino a noi fratelli.

A tal proposito, ti ripropongo il mio sonetto Velle posse [per te composto dal 20 al 26 agosto 2019, sette anni fa, al tuo ingresso nel Seminario romano maggiore]:

 

Se velle posse è valido ancora,

tenaci come un ciel seren d’agosto

nel sol che splende e tutto intorno indora,

al Ben tendiam non già al primo posto!

L’indomito volere ravvalora

e forgia al perseguir ad ogni costo:

ci muta diffidenti e ci migliora,

ci rende attual l’intento pur nascosto...

Perciò, in umiltà guardiamo al Vero,

approdo naturale ed accogliente,

al qual solo dirigere il pensiero.

E, provvido lo spirito e paziente,

potrà navigar stabile il veliero

nell’acque d’un mar vasto e ribollente.

 

...Questa mia non è stata una predica o una paternale. No. È stato ed è un cordiale, fraterno, caro invito augurale... nato spontaneo dal più profondo dell’animo. Buona missione sacerdotale, Enrico!

 

 

*segretario del Consiglio pastorale parrocchiale Maria SS.ma Ausiliatrice - Monteroni di Lecce

 

 

 

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