«Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4). Con queste parole del profeta Isaia si apre il 1° settembre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato 2026, che inaugura il Tempo del creato, fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi.

Il tema scelto conduce immediatamente al cuore del nostro tempo. Mentre il mondo è attraversato da guerre, violenze, povertà e profonde disuguaglianze, la parola di Isaia dà voce all’anelito profondo dell’umanità alla pace: trasformare le armi che producono distruzione in strumenti capaci di generare vita.
Il Tempo del creato 2026 offre una seconda immagine, quella dell’acqua viva, tratta dalla visione del profeta Ezechiele: “dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà” (Ez 47,9). Ezechiele parla a un popolo ferito dall’esilio e dalla distruzione. Anche il nostro tempo conosce molte forme di esilio e di desolazione: territori segnati dalla siccità, mari e fiumi inquinati, comunità costrette a lasciare la propria terra per condizioni ambientali difficili, solitudini e paure. C’è, inoltre, una crisi idrica che colpisce in modo profondamente diseguale. L’acqua, che per tanti arriva semplicemente aprendo un rubinetto, per milioni di persone rimane una questione quotidiana di sopravvivenza, salute, dignità e giustizia.
Nella visione di Ezechiele, proprio quando tutto sembra perduto, dal tempio sgorga un piccolo rivolo che diventa un fiume: attraversa terre aride, risana acque stagnanti, fa rifiorire gli alberi e restituisce vita. Ezechiele non rimane sulla riva, entra nell’acqua. L’invito è anche per noi: la vita nuova non va soltanto contemplata, ma chiede immersione, conversione. Come scrive Leone XIV, ciò che è stato utilizzato per la distruzione, può essere reindirizzato verso la vita: “dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilità […] La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo”.
Entrare nell’acqua significa passare dal dominio alla custodia, dall’indifferenza alla responsabilità, dallo spreco alla sobrietà, dalla competizione alla condivisione.
Qui la cura del creato incontra il cammino ecumenico, perché prendersi cura della casa comune significa camminare insieme, riconoscendo che nessuna Chiesa può affrontare da sola le grandi sfide del nostro tempo. La custodia del creato diventa, così, uno spazio concreto nel quale cristiani di diverse confessioni possono pregare, riflettere e agire insieme. Come l’acqua, anche il cammino ecumenico è chiamato a scorrere verso l’incontro.
Il Tempo del creato, allora, non vuole essere semplicemente un appuntamento in più nel calendario delle nostre comunità, ma un’occasione per cambiare sguardo e lasciarci interrogare: che rapporto abbiamo con ciò che ci permette di vivere? Quali “spade” possiamo trasformare in “vomeri”? Dove possiamo restituire vita a ciò che abbiamo impoverito?
La Chiesa di Lecce vivrà questo tempo come un cammino condiviso, in spirito ecumenico. L’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, insieme alle realtà coinvolte, propone un programma di iniziative che accompagnerà questo percorso attraverso momenti di ascolto della Parola, preghiera, approfondimento e contemplazione del Creato. Il calendario completo degli appuntamenti è nella locandina allegata.
“Dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione, dalla violenza alla pace” (Papa Leone): è questa la trasformazione alla quale il Signore ci chiama, perché anche attraverso di noi la profezia di Isaia possa diventare realtà.
Nella locandina il programma completo.


