Mentre la città e la diocesi si preparano alla festa in onore dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, proprio nel primo giorno dell’Undena (LEGGI), domani 15 agosto (e poi anche domenica 16), la messa di Rai Uno andrà in onda in diretta dalla cattedrale di Lecce.

Domani, infatti, la Chiesa celebra la solennità di Maria SS,ma Assunta in Cielo, titolare della cattedrale di Lecce ed è festa di precetto, cosicché la consueta messa festiva in tv delle 11 verrà trasmessa sulla rete ammiraglia del servizio televisivo pubblico italiano all’interno del programma “A sua immagine Speciale Assunta”, condotto da Lorena Bianchetti.
Da tre giorni, infatti, i mezzi della Rai sono già in Piazza Duomo e la squadra esterna Ob Van 31 di Napoli sta ultimando il montaggio delle attrezzature necessarie alle riprese. Anche Portalecce ha offerto supporto logistico e quelli che sono stati fino a pochi mesi fa gli studi radiofonici nella vecchia sede di Piazza Duomo, saranno utilizzati per accogliere la postazione della storica voce di Radio Vaticana che commenta abitualmente le messe e gli eventi del Papa (una trentina di volte è stato speaker della Via Crucis al Colosseo trasmessa dalla Rai ogni Venerdì Santo) oltre che le messe domenicali della rete: Orazio Coclite.
Il collegamento partirà su Rai Uno alle 10,55 con una breve scheda di presentazione della città e della cattedrale. A seguire la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta; guiderà il servizio liturgico (a cura dei seminaristi di teologia della diocesi) il maestro delle celebrazioni episcopali don Mattia Murra; dirigerà il coro diocesano, Ines Gravili, all’organo Carlo Chirizzi. Il commento liturgico è affidato, per l’appunto ad Orazio Coclite per la regia di Gianni Epifani.
L’evento si ripeterà anche il giorno dopo, alla stessa ora, con alcuni varianti. Presiederà l’Eucaristia della XX Domenica del Tempo Ordinario, il parroco della cattedrale e vicario generale, don Vito Caputo (cerimoniere don Francesco Pesimena). Il regista sarà, invece, Simone Chiappetta.
Sarà un modo originale e prestigioso, dando lustro anche alla città di Oronzo, per iniziare il cammino di avvicinamento alla festa patronale (LEGGI).
VALORE DELLA MESSA IN TV
Si coglie l’occasione delle due celebrazioni leccesi per rispondere alla domanda che ritorna spesso: la messa seguita per televisione, o in streaming o via radio, “vale” come quella partecipata in chiesa?
Pe rispondere ci affidiamo a due documenti: alla Lettera apostolica di San Giovanni Paolo II, “Dies Domini” del 1998 e alla Nota pastorale dei vescovi italiani del 1984, “Il giorno del Signore”.
San Giovanni Paolo II, nella “Dies Domini” (“Il giorno del Signore”), è stato molto chiaro su questo tema, dedicando ad esso un intero numero (54). In particolare, il Papa precisa qui che chi è impedito da malattia o da infermità si può «unire da lontano nel modo migliore alla celebrazione della messa domenicale» leggendo sul Messale le letture e le preghiere del giorno, come pure «attraverso il desiderio dell’Eucaristia». La liturgia, infatti, non ha barriere che il “desiderio” non possa superare.
A questo punto il Papa santo spiega: «In molti paesi, la televisione e la radio offrono la possibilità di unirsi ad una celebrazione eucaristica nel momento in cui essa si svolge in un luogo sacro». E, subito dopo, aggiunge: «Ovviamente questo genere di trasmissioni non permette in sé di soddisfare al precetto domenicale, che esige la partecipazione all’assemblea dei fratelli mediante la riunione in un medesimo luogo e la conseguente possibilità della comunione eucaristica». Ma, insiste: «Per coloro che sono impediti dal partecipare all’Eucaristia e sono perciò scusati dall’adempiere il precetto, la trasmissione televisiva o radiofonica costituisce un aiuto prezioso», e offre alle chiese locali un suggerimento pastorale che, purtroppo, non ha ancora trovato in Italia un ascolto creativo: «Tutto questo soprattutto se integrato dal generoso servizio dei ministri straordinari che portano l’Eucaristia ai malati, recando ad essi il saluto e la solidarietà dell’intera comunità».
Come si accennava, più di dieci anni prima, i vescovi italiani erano stati altrettanto espliciti sulla questione riservando un intero paragrafo. Al n. 35 della Nota “Il giorno del Signore” così si sono espressi: «Una parola a parte merita la Messa radio o teletrasmessa. Avversata da alcuni, essa è spesso vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dall'anziano, o da chi si trovi comunque nella impossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle Messe, nell'omelia, nelle intenzioni della preghiera universale. Chi per seri motivi è impedito, non è tenuto al precetto. D'altra parte, la partecipazione alla Messa alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto». Di conseguenza, i vescovi avvertono: «è evidente che una messa alla televisione o alla radio (e per analogia in streaming, ndr), che in nessun modo sostituisce la partecipazione diretta e personale all'assemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la Parola di Dio viene proclamata e commentata in diretta, e può suscitare la preghiera; il malato e l'anziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa e partecipata».
«Manca certamente la presenza fisica - conclude la Nota -, ma l'impossibilità di portare un'offerta all'altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza, memorie, speranze, timori) un'offerta da unire a quella di Cristo. E l'impossibilità di accostarsi al banchetto eucaristico può essere oggi superata, in molti casi, dal puntuale servizio dei ministri straordinari della comunione».


