Dalla Pasqua in poi e, per tutta l’estate - con qualche eccezione anche in autunno -, il Salento, le città e i paesi, si fermano per qualche giorno per onorare il santo protettore ma anche per ritrovare la propria identità comunitaria: ecco le feste patronali. Per questo, Portalecce oggi pubblica il contributo di Emanuele Vergallo e Ilaria Giorgia Piscopo sul ruolo sociale delle feste patronali nel Salento.

 

 

 

Da qualche tempo la religiosità popolare è diventata oggetto dello studio di antropologi, sociologi e storici i quali, con metodi diversi, si sono occupati di studiare il fenomeno. Le manifestazioni religiose, diverse in ogni luogo d'Italia, sono anch'esse nella realtà salentina diversificate per paese e per devozioni dei santi patroni, i quali, da secoli, sono chiamati ad intercedere, (tra l’altro), per bisogni materiali della società. Nel corso degli ultimi anni, la scienza e l'istruzione hanno dato la possibilità al popolo di comprendere e spiegare fenomeni, ritenuti esplicabili (una volta) solo per mezzo della fede, provocando sempre più la mancata partecipazione a manifestazioni religiose.

Orientamenti di vita incentrate sulle feste patronali subiscono l'influsso del trapasso sociale e culturale che coinvolge un po' tutta la gente del Sud.

Il vissuto religioso del popolo era ed è incentrato oltre che nelle chiese di ogni centro abitato, anche in ambienti privilegiati della vita religiosa, quali santuari, basiliche, chiese.

Gli interrogativi più importanti dell'analisi di questi fenomeni restano sempre i seguenti: perché tante persone vanno alle feste? Che importanza ha la partecipazione per la loro vita?

Le componenti storiografiche, sociali e economiche sono in un certo modo i canoni ermeneutici che consentono d'interpretare il fenomeno religioso, letto attraverso i suoi protagonisti.

La festa rivela un popolo, un’epoca, una cultura, una fede. In essa, perciò, si possono cogliere le trasformazioni culturali del territorio e quelle culturali dei protagonisti. La festa esprime un'esigenza fondamentale dell'essere umano e deve essere intesa come dimensione costitutiva dell'umano e del sociale, con conseguente impoverimento dell'individuo e della società nel caso della sua scomparsa. La festa, in quanto prodotto di civiltà, non è mai un episodio casuale, ma è un momento essenziale dell'esistenza umana, un gesto qualificante; rivela un'epoca, una cultura, una fede. A livello sociale, la festa rivela l'uomo inserito in un contesto sociale, economico e politico come facente parte di un popolo.

Non è facile cogliere quale sia la struttura antropologica e gli elementi costitutivi di qualunque manifestazione o festa; essa si può riassumere in questi tre elementi: la socialità, la partecipazione, la ritualità.

La socialità è espressa nella novità delle relazioni sociali del momento festivo che superano le distinzioni di ceto e di sesso in un clima di maggiore apertura e solidarietà.

La partecipazione è essenziale alla festa ed è l'essenza dell'essere presenti, assistere, coinvolgersi.

La ritualità esprime l'insieme delle credenze, dei sentimenti, dei desideri. Queste tre componenti fondamentali si trovano come tratti persistenti della festa in ogni contesto socio-culturale ed economico. Anche la funzione della festa dipende sia dal tipo di feste, che dalle condizioni storiche, sociali e culturali.

Prima che il benessere economico prendesse piede in Italia e che la crisi colpisse il settore agricolo, principale fonte di reddito delle popolazioni meridionali, le feste scandivano il ritmo di un mondo arcaico che ruotava intorno a scadenze religiose unite ai lavori e ai prodotti che la terra offriva. Con l’avvento dei tempi moderni, le festività hanno perso i protagonisti che hanno abbandonato i campi e che erano i principali perpetuatori delle tradizioni, i contenuti e le forme. I ritmi di queste culture sono stati presi principalmente in mano da organizzatori che si sono fatti veicoli di tradizioni e di cultura.

Quindi, mentre prima la funzione sociale della festa era essenzialmente relegata al mondo del lavoro e della produzione, in questo contesto la festa diventa una sospensione della vita quotidiana e serve come valvola di sfogo a tutte le tensioni accumulate nella frenesia della vita odierna. L’attuale struttura costruttiva dei riti e feste patronali odierni è stata animata e rinnovata dando spago a nuove forme espressive e il patrimonio culturale che esse racchiudono non ha conservato lo stesso valore per tutti, essendosi frantumata l’appartenenza all’ambiente e alla collettività.

Le feste patronali hanno resistito alle varie forze disgregatrici, non sono scomparse come invece molti si aspettavano conservando gli elementi religiosi fondamentali come processioni, e oggetti venduti esclusivamente in quel giorno pieni di significato espressivo, ma arricchendosi di alcuni aspetti profani più facilmente compresi e dominabili dal popolo stesso. Tuttavia, un aspetto dei riti e delle feste patronali è rimasto sempre uguale nei secoli: la manifestazione religiosa e la devozione che in essa si esprime è sempre prevalentemente rivolta alla soddisfazione dei bisogni terreni del popolo. Per quanto riguarda l’arte e l’artigianato nel Salento, l’offerta in generale che il territorio dona è molto vasta: dal barocco leccese con la conseguente lavorazione della pietra leccese, alla lavorazione dei filati con varie tipologie di ricami e merletti e lavorazioni dei vimini; dalla lavorazione della cartapesta a quella della terracotta.

Il manifestarsi di queste attività è spesso visibile nei piccoli centri del Salento da maestranze del luogo: come, ad esempio, spesso ci si può imbattere nel vedere artigiani che lavorano la pietra emulando con successo le doti artistiche di Giuseppe Zimbalo, artista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per aver diffuso il barocco leccese, oppure in artigiani che lavorano la cartapesta, creando statue di santi e filantropi adornanti le chiese del Salento.

L’artigianato da sempre espressione dell’arte, in questi ultimi anni è alla ribalta e rappresenta una delle realtà produttive maggiormente creatrici di reddito: in molti centri del Salento sono tornate alla ribalta caratteristiche botteghe d’arte o spazi espositivi in mercati, mostre, e fiere.

La Provincia di Lecce è terra di intagliatori, ceramisti, intarsiatori, cartapestai, ricamatrici; pur essendo il Salento una terra priva di risorse metallifere, annovera una produzione di ferri battuti di ottima fattura manifestandosi sulla produzione di letti, copricaloriferi e inferriate accumunate dalla genialità dell’esecutore. Da non trascurare i prodotti creati con la creta che in tempi non recenti erano d’uso frequente dei nostri nonni, come ad esempio la pentola per la cottura dei legumi chiamata pignata, oppure la produzione dell’orciu e delle vozze, grandi giare in uso dai contadini per riporre il mosto e il vino.

Accanto alla produzione di oggetti per uso domestico, bisogna annoverare la produzione di manufatti creati in occasione di riti e feste patronali, come la trozzula in uso in molti centri del meridione specie durante la Settimana Santa, oppure dalla produzione dei pupi di cartapesta creati nei presepi artistici che riproducono momenti di lavoro, aggregati nell’atmosfera suggestiva della Natività.

Questi sono solo alcuni esempi della produzione artistica legata alle feste patronali in voga nel Salento, ricorrenze che hanno resistito alla forza erosiva dei tempi moderni in quanto esprimono un’esigenza fondamentale dell’essere umano, con conseguente impoverimento dell’individuo e della società in cui vive in caso di una sua scomparsa.

* ha collaborato Ilaria Giorgia Piscopo

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce