Una serata per dire grazie. Ma anche per raccontare un cammino, rinnovare una visione e condividere il senso profondo di un impegno che riguarda la custodia del patrimonio ecclesiastico della Chiesa di Lecce.

Si è svolta venerdì scorso sera, nel piazzale dell’Istituto Marcelline di Lecce, la festa annuale della Fondazione Splendor Fidei, l’appuntamento promosso per ringraziare i partner che anche quest’anno hanno scelto di sostenere la missione della Fondazione, nata per affiancare la diocesi nella cura, nella valorizzazione e nella promozione del patrimonio culturale ecclesiastico.
La serata, condotta dal giornalista Loris Coppola, si è aperta con il saluto di mons. Antonio Montinaro, presidente della Fondazione Splendor Fidei, che ha voluto sottolineare innanzitutto il ruolo dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, guida e riferimento costante nel cammino della Fondazione.
«Il nostro Arcivescovo - ha ricordato don Montinaro - ci accompagna da vicino sin dal primo giorno, con attenzione, fiducia e con una presenza che per noi è guida e incoraggiamento. Ci sprona continuamente ad avere uno sguardo più ampio, più profondo, più responsabile». Un patrimonio, quello custodito dalla Chiesa di Lecce, che è certamente architettonico, storico e artistico, ma che è prima di tutto «una grande testimonianza di fede»: ogni chiesa, ogni altare, ogni chiostro, ogni opera e ogni pietra raccontano una comunità che ha pregato, sperato, costruito e tramandato.
Parole di gratitudine sono state rivolte anche a Suor Maria Rita Specchia e alla comunità delle Marcelline, che hanno ospitato per la prima volta la festa della Fondazione. L’occasione è stata anche il segno di un nuovo percorso di collaborazione, avviato attraverso un protocollo d’intesa con l’Istituto, finalizzato alla diffusione della cultura, dell’educazione alla bellezza, della conoscenza del patrimonio e della cura del bene comune.
Al centro della serata, però, sono stati soprattutto i partner. «Questa sera è prima di tutto la vostra festa», ha detto mons. Antonio Montinaro, ringraziandoli pubblicamente per il sostegno garantito anche quest’anno. Un sostegno definito non solo economico, ma come un atto di fiducia e di corresponsabilità, capace di rendere possibile il contributo della Fondazione a interventi e progetti che restituiscono vita, dignità e bellezza ai luoghi della fede.
Nel corso del suo intervento, il presidente ha ricordato alcuni dei principali progetti ai quali la Fondazione ha contribuito quest’anno per la realizzazione di interventi significativi: il restauro dell’Altare di Sant’Oronzo, il restauro del pozzo del chiostro barocco dell’Antico Seminario, la chiesa Maria S.S. Assunta di Cavallino, l’organo della chiesa di San Matteo, il grande cantiere della Cattedrale di Lecce prossimo all’avvio, l’Episcopio e il Campanile di Piazza Duomo.
La serata è stata anche l’occasione per richiamare l’importanza del Codice Etico di cui la Fondazione si è dotata, non come semplice documento formale, ma come scelta di metodo, trasparenza e responsabilità. Un passaggio che si collega idealmente al “Patto per la bellezza” dello scorso anno e che oggi trova una forma più concreta in principi capaci di orientare relazioni, collaborazioni e scelte.
Nel suo indirizzo di saluto, l’arcivescovo mons. Angelo Raffaele Panzetta ha evidenziato il valore del lavoro della Fondazione, capace di realizzare due obiettivi importanti: da una parte custodire e valorizzare la bellezza ricevuta in eredità dalle generazioni precedenti, dall’altra liberare energie e risorse che la diocesi può dedicare al servizio pastorale diretto, all’educazione e all’evangelizzazione.
L’arcivescovo ha ringraziato la Fondazione e i partner «per ogni pietra restituita alla sua bellezza, per ogni altare, ogni pozzo, ogni chiesa», sottolineando come il patrimonio ecclesiastico sia il frutto di una grande visione e di una progettualità nata da cuori capaci di sognare in grande. Una bellezza che oggi può essere custodita e consegnata al futuro solo grazie a una rete di persone, istituzioni, imprese e comunità che scelgono di collaborare nella verità e nella bellezza.
Momento centrale della serata è stata la consegna ai partner del “melograno”, simbolo realizzato dall’artista Marianna Mammarella e presentato dall’arch. Alberto Torsello, responsabile tecnico-scientifico per le attività di restauro e valorizzazione della Fondazione, salito sul palco insieme al direttore generale della Fondazione, Antonio Perrone che, dopo aver portato il suo saluto e ricordato l’importanza di fare rete con i partner e le istituzioni, ha partecipato alla consegna del primo melograno all’arcivescovo Panzetta.
Alla consegna del melograno ai partner hanno preso parte anche le autorità presenti: il prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, il presidente del Consiglio regionale Toni Matarrelli, il sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino e il prorettore vicario dell’Università del Salento, Salvatore Rizzello.
La seconda parte della serata è stata dedicata alla musica e allo spettacolo, con la direzione artistica di Raffaele Casarano. Sul palco, l’esibizione musicale “Preludio”, con Raffaele Casarano, Carla Casarano e Vertere String Quartet, ha anticipato il monologo “Presente” di Paolo Ruffini, ospite speciale dell’edizione 2026.
Attore, regista, autore e conduttore televisivo, Ruffini ha regalato agli ospiti uno spettacolo intenso e coinvolgente, capace di unire leggerezza e profondità, sorriso e riflessione. Con “Presente” ha portato sul palco temi sociali importanti, richiamando il valore dell’ascolto, della fragilità, della cura e della relazione con l’altro: dimensioni che attraversano da anni anche il suo impegno artistico e civile, in particolare nei progetti teatrali e culturali dedicati all’inclusione e alla disabilità.
Un appuntamento, insomma, giunto quest’anno alla quarta edizione, che ha confermato il senso più autentico della Fondazione Splendor Fidei: essere uno strumento al servizio della diocesi e della comunità, capace di unire tutela, fede, cultura, responsabilità e partecipazione. Perché la bellezza custodita non resta ferma nel passato, ma continua a parlare, educare e generare futuro.

