La nuova campagna nazionale della Chiesa cattolica per l'8xmille ha un obiettivo chiaro: superare l'astrazione dei numeri e mostrare l'impatto reale delle firme dei contribuenti.

 

 

 

 

Se a livello nazionale si parla di oltre dodicimila progetti e duecentottanta milioni di euro destinati alla carità, è solo scendendo sul territorio che si comprende il valore profondo di questa filiera solidale. Un esempio lampante di questo moltiplicatore di solidarietà si trova a Lecce, presso la parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa. Qui, la Caritas diocesana e la Caritas parrocchiale hanno dato vita a un presidio di umanità diventato un punto di riferimento insostituibile per l'intero quartiere.

Per comprendere appieno l'impatto quotidiano di questa opera e ascoltare le voci dei volontari che animano la struttura, è possibile guardare “Ci sto 2026” (GUARDA), il reportage realizzato dall’organismo Cei che promuove il sostegno alla Chiesa cattolica italiana, un video di pochi minuti che fotografa la quotidianità e l'accoglienza all'interno della parrocchia leccese.

La Mensa Caritas di Santa Rosa non è un progetto improvvisato, ma affonda le sue radici nei primi anni duemila. Nato inizialmente come un piccolo servizio di supporto locale, il presidio ha visto crescere progressivamente i propri numeri a causa delle crescenti povertà urbane. Oggi la struttura accoglie e dà da mangiare a circa sessanta persone ogni giorno, intercettando una crisi profonda e trasversale che tocca da vicino il territorio. Non si tratta però solo di distribuire un pasto caldo, poiché gli ospiti trovano all'interno delle sale uno spazio fondamentale di ascolto, relazioni umane e dignità.

I frequentatori abituali della mensa rispecchiano le nuove e vecchie fragilità del nostro tempo. Tra di loro si incontrano moltissime persone sole e senza fissa dimora che spesso trascorrono la notte all’aperto, ma anche anziani e pensionati del quartiere che non riescono ad arrivare alla fine del mese e cercano un rimedio alla solitudine. A questi si aggiungono soggetti svantaggiati o persone appena uscite dal percorso carcerario che vengono segnalate direttamente dai servizi sociali del comune: percorsi complessi in cui l'istituzione pubblica riesce a garantire un tetto sotto cui dormire, ma deve affidarsi interamente alla realtà di Santa Rosa per assicurare il sostentamento alimentare quotidiano.

In merito a questa emersione di nuove povertà sul territorio, il parroco don Damiano Madaro ha più volte evidenziato la necessità di un'azione concreta, ricordando che la benevolenza non deve mai restare un proclama teorico: “Io dico sempre che il poco dei tanti fa il molto con il quale noi possiamo dare da mangiare a tanta gente”. Una visione che trasforma ogni piccola goccia, compresa quella fiscale, in una risorsa vitale per la sopravvivenza della comunità.

I volontari della parrocchia spiegano che i servizi offerti vanno ben oltre la ristorazione. La mattina, ad esempio, la struttura mette a disposizione i propri locali per permettere agli utenti di fare una doccia, un gesto che per chi vive in strada non serve solo all'igiene personale, ma diventa un modo per riscaldarsi nei mesi freddi e per ritrovare la propria dignità.

Nelle parole di chi gestisce la struttura emerge chiaramente come a questi signori che vengono da lontano si scelga sì di dare da mangiare e offrire accoglienza, ma soprattutto si cerchi di donare un cuore e un ascolto non giudicante. Le testimonianze degli stessi ospiti stranieri confermano l'atmosfera familiare che si respira nelle sale, descrivendo la comunità dei volontari come una vera e propria famiglia disposta a dare tutto ciò che ha per aiutare chi bussa alla porta.

Garantire una macchina organizzativa e un coordinamento quotidiano capace di servire decine di persone richiede uno sforzo economico e logistico imponente, che la sola parrocchia guidata da don Damiano non potrebbe sostenere autonomamente colmando l'aumento costante delle richieste. I costi vivi per mantenere un servizio mensa quotidiano sono ingenti e spesso gravano sui bilanci delle comunità locali, già pesantemente colpite dai rincari energetici e gestionali.

L'autentico motore dietro a questa realtà è rappresentato proprio dai fondi derivanti dalle firme dei cittadini. La mensa è nata storicamente come un'opera di carità parrocchiale, ma quando i numeri diventano così grandi c'è bisogno di un supporto strutturato. Senza i fondi che arrivano annualmente dall'8xmille non sarebbe possibile portare avanti questo immenso monte di servizi. È in storie come quella di Lecce che l'8xmille rivela la sua vera natura, trasformandosi nella possibilità concreta di essere una mano che accarezza e che ascolta le povertà dei fratelli più piccoli.

La Mensa di Santa Rosa rappresenta un faro di speranza, un vero posto da chiamare casa.

 

 

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