Sono undici le strofe dell'Inno del Congresso eucaristico nazionale che si celebrò a Lecce nel 1956, settanta anni fa, il cui ritornello ancora oggi risuona nelle menti e nei cuori di coloro che furono piccoli testimoni del grandioso evento.

Il compositore del testo fu Padre Vittorio Genovesi che nacque a Roccabascerana (Avellino) il 23 aprile 1887. Entrò nella Compagnia di Gesù giovanissimo, all'età di 15 anni, intraprendendo il noviziato nella Provincia Veneta. Ricevette una formazione d'eccellenza dai maestri gesuiti, diventando un perfetto conoscitore della lingua e della metrica latina. È ricordato come uno dei più grandi latinisti del Novecento. La sua abilità poetica lo portò a vincere per ben tre volte (nel 1927, 1928 e 1934) la medaglia d'oro al Certamen Hoeufftianum di Amsterdam, il concorso di poesia latina più prestigioso al mondo. Per la sua maestria, ricevette incarichi di grande rilievo. Compose numerosi inni sacri, tra cui il celebre Te saeculorum Principem, dedicato a Cristo Re e servì la Chiesa presso la Congregazione dei Riti e la Congregazione del Concilio.
A lui si deve lo splendido testo dell'inno leccese. Al concorso nazionale per il testo, vinto dal menzionato gesuita, partecipò anche don Paolo Pellegrino, eminente letterato, alunno del Papini e fratello di don Francesco (don Ciccio) che invece ebbe l’incarico di comporre la musica del nuovo inno. Mons. Francesco Pellegrino (a sinistra nella foto di copertina), diplomato in organo e composizione organistica presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, già nel 1954 aveva composto le parole di quello per il Congresso mariano leccese. Egli fu per molti anni organista in cattedrale. La trascrizione per banda fu a cura del maestro Alfredo D’Ascoli.
Il ritornello del nostro Inno che prese lo stesso titolo dello slogan del Congresso - “Sacramentum unitatis, vinculum caritatis” - è una supplica al Signore Gesù perché il suo amore possa radunare in fraterna unità tutti i popoli. Con una autentica pennellata, Padre Genovesi riesce a mettere insieme tre temi, molto cari alla spiritualità gesuitica, ma che riportano anche il senso del Congresso eucaristico nazionale. Da un lato, infatti, vi è il richiamo al Cuore di Gesù, fonte dell'amore, grazie a quell'invito: "Compi il voto del tuo cuore", dall'altro poi si sente l'eco del tema del Congresso, con la supplica per l'unità, manifestato dal tema della fraternità: "Affratella i popoli''. Il tutto poi è racchiuso dalla centralità dell'amore di Cristo, sorgente di ogni bene e di ogni grazia. In questo modo, viene parafrasato il tema stesso del Congresso: "L'Eucaristia sacramento di unità e vincolo di carità''.
Le singole strofe, pur riflettendo la mentalità dell'epoca, snocciolano il duplice riferimento all'unità e alla carità, le cui sorgenti si rinvengono nel mistero eucaristico. L'Inno sembra poi giocare sui contrasti: così nella prima strofa, l'Eucaristia è rimedio alla disgregazione dei popoli, in quanto "artefice di pace e di unità''. Anche nella seconda strofa, il testo si snoda sul contrasto tra i molti grani e il solo pane, i molti acini e l'unico vino, secondo un'immagine patristica di grande impatto nel far comprendere il mistero eucaristico come sacramento di unità.
Non mancano poi i riferimenti e gli appelli ecumenici, come quando Padre Genovesi invoca l'azione del Signore "su quelli ancor cui incauti il triste error seduce", auspicando che si riconoscano fratelli "presso lo stesso altar". È presente il riferimento a quell'Oriente "inerte ai tuoi richiami", affinché si riunisca in un solo ovile e sotto un solo pastore.
Infine, l'Inno, ricco anche di riferimenti biblici dal sapore eucaristico, si chiude menzionando l'Italia e la città di Lecce, con il duplice riferimento alla cattedra di Pietro, fonte del messaggio di pace e di unità, e alla capitale del barocco, "fiera della sua fede", con cui può rinnovare la preghiera: "Patria, famiglia e popoli, aduna in Te, Gesù".

“Dal punto di vista musicale - spiega il maestro Tonio Calabrese, musicista ed esperto di musica sacra, novolese come il Pellegrino -, esse sono precedute da un’introduzione musicale caratterizzata da cromatismi ascendenti e discendenti che, nel cambiare o alterare gli accordi di base, introducendo suoni estranei alla tonalità originale che ne arricchiscono il ‘colore’ del brano ma non ne mutano la funzione tonale di base, evocano quella situazione di ira e odio che, nel secondo dopoguerra, regnavano ‘Sui disgregati popoli’. A partire dalla terza battuta, però, l’armonia si dipana verso un momento musicale più ‘tranquillo’, evocativo di quella fede certa verso Gesù Eucarestia, ‘Ostia divina che brilla’, invocato affinché ‘l’ire disperda e gli animi nell’amor suo sigilli’”.
“Ai versi cinque e sei delle strofe - aggiunge Calabrese -, la melodia e la disposizione degli accordi prepara al canto festoso del ritornello nel quale s’implora Gesù Eucaristia affinché ‘compi… il voto del tuo cuore’ che ‘con prece fervida’ elevò al Padre nell’ultima cena: quello, cioè, di conservare nell’unità perfetta e nell’amore i suoi fedeli. E come tanti chicchi di grano formano un solo pane e tanti acini un solo vino, così si chiede a Cristo di rendere unite, sotto il suo nome, ‘le molteplici stirpi: Patria, famiglia, popoli’. In modo particolare, nella quinta, sesta e settima strofa si richiama il concetto dell’unità della Chiesa e si prega per i cristiani ortodossi d’Oriente, da secoli separati da Roma, perché anch’essi tornino a formare ‘un unico ovile sotto un solo Pastore’ e ‘fratelli riconoscansi presso lo stesso altar’”.
“A suggello di quanto pregato col canto - così conclude la sua analisi il musicista -, ecco che il passaggio dal ritornello alla strofa successiva è accompagnato da un interludio che richiama il ritornello del canto gregoriano ‘Ubi charitas et amor Deus ibi est’”.
IL CORPUS DOMINI DEL 4 GIUGNO ANCHE IN TV
Per ricordare il settantesimo anniversario del Congresso eucaristico nazionale voluto a Lecce dal vescovo Minerva, l'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, (LEGGI), ha stabilito che la celebrazione del Corpus Domini avrà un respiro diocesano e verrà anticipata a giovedì prossimo 4 giugno con la messa in cattedrale alle 19 e, a seguire, la processione eucaristica per le vie del centro cittadino. La messa solenne, per la regia di don Emanuele Tramacere e il commento di Beatrice Sicuro, verrà trasmessa in diretta su Portalecce (pagina Fb) e su Tele Dehon (ch 19).
Nelle due foto sotto: il testo dell’Inno di Genovesi con la melodia del Pellegrino; e la trascrizione per banda a cura del maestro D’Ascoli.



