Una cappella gremita, volti raccolti e cuori colmi di gratitudine: si è concluso giovedì pomeriggio, nella cappella maggiore della nuova curia arcivescovile, l’anno formativo della Scuola diocesana di formazione teologica.

Un appuntamento atteso e carico di significato, vissuto come tappa finale ma anche come un nuovo inizio.
A presiedere la celebrazione eucaristica è stato l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, affiancato dal direttore della Scuola, mons. Pietro Quarta, dal vicario per la pastorale organica mons. Vincenzo Marinaci, da don Sandro D’Elia, oltre ai docenti e ad alcuni parroci delle comunità di appartenenza dei corsisti. A servire all’altare il diacono Vinicio Russo, direttore del Centro missionario diocesano, guidato dal cerimoniere per le celebrazioni episcopali don Mattia Murra. La liturgia, animata da Carla Petrachi, ha contribuito a creare un clima intenso e partecipato, capace di coinvolgere ogni presente.
Nel suo indirizzo di saluto (LEGGI), il direttore, don Piero, ha voluto offrire una lettura riconoscente del cammino compiuto, rivolgendosi all’arcivescovo con parole cariche di gratitudine: “Padre Angelo Raffaele, diversi sono i motivi di lode e di ringraziamento al Signore in questa nostra assemblea eucaristica, che fa da ponte tra un anno formativo vissuto e il prossimo da vivere insieme”. Tra questi, ha ricordato con particolare affetto la storia della scuola, attiva da circa quarant’anni, il cui ideatore e fondatore fu il compianto arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi. Da qui la proposta significativa: “Mi permetto, se fosse possibile, di proporvi e di valutare la possibilità di intitolare proprio a lui la Scuola diocesana come segno di memoria viva e riconoscente”.
Durante l’omelia (LEGGI), l’arcivescovo ha offerto una riflessione profonda sul senso autentico della formazione, sottolineando come essa non sia mai un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino continuo: una tappa importante che apre alla responsabilità della formazione permanente. “Il cuore di tutto - ha ribadito - resta Cristo: una scuola teologica è tale se aiuta a riconoscerlo come centro vivo dell’esistenza, pilastro su cui costruire ogni scelta”. Accanto alla dimensione spirituale, mons. Panzetta ha evidenziato quella comunitaria: “negli anni di studio si intrecciano relazioni vere, amicizie nel Signore, segni concreti di una Chiesa che cresce nella comunione. Una fraternità che non è accessoria, ma parte essenziale della missione ecclesiale”. Non è mancato un richiamo esigente: “La formazione - ha ammonito - può anche generare orgoglio se vissuta male. Per questo il sapere acquisito deve tradursi in servizio, umile e concreto. “Ho acquisito una formazione per servire, non per tradire”, ha sintetizzato con forza. E ancora, ha indicato nell’accoglienza lo stile finale e più autentico del cammino cristiano: “Accogliersi reciprocamente significa accogliere il Signore stesso”.
Al termine della celebrazione, spazio all’emozione dei corsisti del terzo anno (IL SALUTO FINALE), che hanno ricevuto dalle mani dell’arcivescovo l’attestato finale. Parole semplici ma dense di significato hanno raccontato l’esperienza vissuta. “Frequentare la Scuola è stata una scelta che ha cambiato il mio modo di guardare la vita”, ha condiviso Alessia Taurino, sottolineando come questo percorso sia aperto a chiunque senta dentro una domanda, anche piccola. Sulla stessa linea la testimonianza di Fortunato Mirarco: “In questi tre anni la mia fede è cambiata davvero: ho imparato a capirla, ma soprattutto a viverla con il cuore ogni giorno”. E ancora, il ringraziamento corale di Mirella Rizzo, che ha dato voce a un sentire condiviso: un cammino fatto non solo di studio, ma di confronto, relazioni, difficoltà affrontate insieme e crescita reciproca. “Porterò con me i volti, le parole e i momenti che hanno segnato questo tempo”, ha concluso con commozione.
La serata è proseguita nella “Sala Mincuzzi” con l’agape fraterna e il tradizionale taglio della torta, segno semplice ma eloquente di una comunità che celebra il cammino compiuto e guarda avanti con fiducia.
Si chiude così un anno, ma si apre già un nuovo orizzonte: appuntamento a ottobre, per continuare un percorso che non è solo studio, ma esperienza di vita, capace di trasformare lo sguardo, rafforzare la fede e generare servizio. Perché, come è emerso con chiarezza, la formazione non è per pochi, ma per chiunque abbia il coraggio di cercare davvero ciò che conta.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

