In Piazza Duomo, da ormai più di dieci anni, è attivo un servizio di doposcuola a favore di bambini e ragazzi stranieri, grazie alla collaborazione di volontari provenienti dalla parrocchia Cattedrale, da Migrantes e da altre realtà associative presenti a Lecce.

 

 

 

 

Ogni anno circa cinquanta ragazzi, provenienti da scuole superiori leccesi, in particolare dal “Siciliani”, dal “Banzi” e dal “Palmieri”, svolgono nel doposcuola e presso il punto ristoro “Dillo con un panino” un percorso di formazione scuola-lavoro.

L’obiettivo è quello di creare nuovi metodi per avvicinare i giovani al Vangelo e far conoscere Gesù, facendolo incontrare nel volto dei più piccoli come è scritto in Mt 18,5: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.

In particolare, in questi ultimi mesi, hanno prestato servizio presso il doposcuola e presso il punto ristoro alcuni ragazzi per riparare il 6 in condotta.

Di seguito la toccante testimonianza di Paolo, uno di loro, che in seguito a questa esperienza, è riuscito a vedere il mondo da una nuova prospettiva, dimostrando così di aver vissuto una crescita personale.

LA MIA ESPERIENZA ALLA CARITAS: OLTRE IL SEI IN CONDOTTA

Tutto è iniziato come una punizione. Quando mi hanno dato il sei in condotta e mi hanno detto che avrei dovuto passare i miei pomeriggi alla Caritas, non ero esattamente entusiasta. Mi sembrava un modo per "pagare il debito" con la scuola, ma una volta varcata la porta della struttura, la prospettiva è cambiata drasticamente. I miei compiti si dividevano in due momenti completamente diversi, ma entrambi intensi. 

 

 

LA CUCINA E I PANINI 

 

Inizialmente mi sono ritrovato a preparare e servire panini. Sembra un gesto banale, ma quando vedi la fila di persone che aspettano quel pasto come l'unico momento certo della giornata, capisci che quel pezzo di pane ha un valore enorme. Ho imparato a muovermi velocemente, a collaborare con i volontari storici e a gestire il ritmo serrato della mensa. 

 

 

IL DOPOSCUOLA CON I BAMBINI 

 

La parte più impegnativa, però, è stata il pomeriggio con i bambini immigrati. Il mio compito era aiutarli con i compiti, ma come fai a spiegare l'analisi logica o un problema di matematica a chi è in Italia da pochi mesi e mastica a stento la lingua? 

 

 

LE SFIDE

 

Non vi nascondo che ci sono stati momenti di pura frustrazione. A volte spiegavo la stessa cosa per mezz'ora e ricevevo in cambio solo sguardi smarriti. C’è stata anche la difficoltà di gestire la loro energia: sono bambini che spesso vivono in situazioni precarie, sono stanchi e non sempre hanno voglia di stare sui libri. Mantenerli concentrati è stata una fatica imprevista. 

 

 

LE CRITICITÀ

 

Spesso mi sono sentito inadeguato. Mi scontravo con una barriera linguistica che sembrava un muro e tornavo a casa con un senso di pesantezza addosso, pensando a quanto le loro vite fossero complicate rispetto alla mia. 

 

 

COSA MI PORTO A CASA 

 

Nonostante la fatica e i momenti di "no", questa esperienza mi ha dato tanto. Ho scoperto che la comunicazione non passa solo per le parole: a volte basta un disegno, un gesto o un sorriso per sbloccare una situazione. Vedere la gioia di un bambino che finalmente capisce una frase in italiano è una soddisfazione che non ha prezzo. In conclusione, sono partito con l'idea di scontare una sanzione e mi sono ritrovato a fare un percorso di crescita. Ho capito che i problemi che a volte mi sembrano enormi sono piccoli rispetto a quelli di chi deve ricominciare da zero in un altro Paese. Mi ha insegnato ad avere più pazienza e, soprattutto, a guardare il mondo con occhi meno superficiali.



Questa testimonianza di Paolo incoraggia i volontari del doposcuola e del punto ristoro a continuare il servizio con rinnovato entusiasmo anche per la grande occasione che ci viene offerta di rapportarci con i giovani, sperando di essere per loro un segno di speranza in questo periodo storico difficile.

 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce