Un pomeriggio di preghiera e di spiritualità quello promosso dalla Scuola diocesana di formazione teologica (Sdft) di Lecce nella chiesa cittadina dei Santi Niccolò e Cataldo.

 

 

Corsisti e docenti si sono ritrovati in quel luogo carico di storia e di silenzio, capace di favorire raccoglimento e ascolto per un pomeriggio che ha saputo trasformare un’ordinaria giornata di pioggia in un’occasione di profonda rinascita interiore.

A fare gli onori di casa, tra le storiche navate affrescate, sono stati i custodi di questo bene prezioso: ad aprire il pomeriggio è stato il breve ma significativo saluto istituzionale con una volontaria e con la responsabile della locale delegazione del Fai (Fondo ambiente italiano), l’ente che con dedizione garantisce la fruibilità e la tutela di questo gioiello architettonico incastonato nel cimitero monumentale. Un breve intervento - il loro - che ha richiamato l’importanza della collaborazione tra realtà ecclesiali e istituzioni culturali per la tutela del patrimonio artistico e spirituale del territorio.

Il momento centrale del pomeriggio è stato guidato dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta che ha dettato una meditazione intensa e dal forte impatto simbolico. Al centro della meditazione, le parole del profeta Ezechiele (Ez 37,1-14) che hanno offerto una riflessione attuale sul tema della speranza e della rinascita spirituale, partendo dall’immagine suggestiva della "valle delle ossa aride".

L’arcivescovo ha spiegato come la visione profetica rappresenti la condizione del popolo di Israele durante l’esilio babilonese: una comunità spezzata, disorientata e soprattutto priva di speranza. “Quando un popolo perde la speranza è un mucchio di ossa inaridite”, ha affermato, sottolineando come questa immagine descriva efficacemente anche la condizione dell’uomo contemporaneo, spesso segnato dalla paura del futuro. La riflessione ha messo in luce il duplice significato del testo biblico: da un lato il ritorno dall’esilio, dall’altro una profezia che trova il suo compimento pieno nella Pasqua e nella Pentecoste.

In particolare, il presule ha evidenziato come lo Spirito Santo sia il vero protagonista della rinascita: “Di fronte alla morte, solo Dio può dare una parola”. Un passaggio centrale della meditazione ha riguardato proprio l’efficacia immediata della Parola divina: “La parola di Dio subito agisce”, ha detto, descrivendo il momento in cui le ossa tornano a unirsi mentre il profeta parla. Tuttavia, la vera vita arriva solo con il soffio dello Spirito, che “viene da dove vuole” e trasforma ciò che è morto in un popolo vivo e pronto a camminare. Il messaggio è stato quindi attualizzato: anche oggi, ha osservato Panzetta, ciascuno porta dentro di sé “un po’ di morte nel cuore”. Per questo la Pasqua diventa occasione concreta di rinascita: “La Pasqua vuole riprodurre questo mistero nella nostra vita”.

Nonostante l’allerta meteo avesse fatto temere un rinvio, ha prevalso la determinazione di mons. Piero Quarta, direttore della Sdft. Il pomeriggio di spiritualità, inserito nel piano formativo annuale, si è concluso con un clima di grande raccoglimento. I corsisti hanno lasciato la chiesa mentre fuori continuava a piovere, portando con sé la certezza che, come per Ezechiele, esiste sempre una parola capace di rimettere in piedi chi è stanco, trasformando una valle di ossa aride in un esercito di viventi.

 

Photogallery di Valeria Marrella.

 

 

 

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