Nel cuore silenzioso e carico di memoria del cimitero monumentale di Lecce, là dove il tempo sembra sospendersi tra la pietra e il cielo, si prepara a prendere forma un’esperienza di profonda intensità spirituale ed ecclesiale.

Domani 26 marzo, a partire dalle 16:30, la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo accoglierà l’Incontro di spiritualità promosso dalla Scuola diocesana di formazione teologica, diretta da mons. Piero Quarta.
L’evento si inserisce nel solco di un percorso formativo che non si limita alla trasmissione di contenuti teologici, ma intende favorire un’autentica assimilazione sapienziale del Mistero cristiano. Un momento di sintesi tra riflessione accademica e vissuto contemplativo, in cui si innerva nella dimensione esperienziale della fede. In un contesto fortemente evocativo, corsisti e docenti saranno introdotti a un itinerario di meditazione che culminerà nella riflessione sul “Mistero della fede”, affidata alla guida autorevole dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
La scelta del luogo non appare casuale, ma profondamente simbolica e teologicamente pregnante. La chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, fondata nel 1180 da Tancredi d'Altavilla, come attestano le iscrizioni incise sugli architravi dei due ingressi, si impone quale luogo di stratificazione storica e spirituale. Il portale, caratterizzato da una raffinata incorniciatura scultorea, e il rosone di età normanna testimoniano una sintesi architettonica di rara eleganza, in cui l’arte diventa veicolo di trascendenza. Immersa nel verde e circondata dalle silenziose architetture funerarie del cimitero monumentale, la chiesa – insieme al contiguo Monastero degli Olivetani – appare come un’isola di pace e di bellezza, un locus theologicus in cui il credente è quasi naturalmente orientato alla meditazione escatologica. I viali alberati, le cappelle gentilizie e le lapidi scolpite dal tempo fanno da cornice a un’esperienza che richiama con forza il destino ultimo dell’uomo, ponendo il Mistero della Fede nella sua dimensione più radicale: quella della vita che vince la morte. L’incontro sarà preceduto da un breve intervento introduttivo da parte di un responsabile del Fai - Fondo ambiente italiano, che illustrerà il valore storico-artistico del complesso grazie anche al prezioso contributo dei volontari del progetto “Fai. Ponte tra culture”. Un momento che arricchirà ulteriormente la percezione del luogo, restituendone la densità culturale e il valore identitario.
In tale scenario, la riflessione sul “Mistero della fede” fulcro del depositum fidei, assume una valenza ancora più densa e suggestiva esplorato nella sua dimensione pasquale e sacramentale, come evento salvifico che interpella l’intelligenza credente e coinvolge l’intera esistenza umana. Non si tratta soltanto di un approfondimento dottrinale, ma di un’immersione esistenziale nel cuore del kērygma: la morte e risurrezione di Cristo, fondamento della speranza cristiana. La voce dell’arcivescovo si farà guida in questo itinerario interiore, aiutando i presenti a cogliere le implicazioni teologiche e spirituali di un mistero che interpella la ragione e al tempo stesso la oltrepassa.
La Scuola diocesana, fedele alla sua missione, continua a proporsi come luogo di sintesi tra fede pensata e fede vissuta, offrendo occasioni in cui la teologia si fa preghiera e la riflessione diventa esperienza di Dio. In un tempo spesso segnato da rumori e distrazioni, l’appuntamento di giovedì 26 marzo invita a riscoprire il valore del silenzio, della meditazione e dell’ascolto. In quel lembo di terra consacrato alla memoria e alla speranza, i partecipanti saranno chiamati a lasciarsi avvolgere dalla profondità del Mistero, per ritornare alla vita quotidiana con uno sguardo rinnovato e con un cuore più consapevole.


