In una Santa Rosa gremita come per le grandi occasioni, ieri 9 marzo, sono iniziati ufficialmente gli esercizi spirituali per la comunità diocesana leccese guidati dall'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.

Tanti anche coloro che, impossibilitati ad essere presenti fisicamente, hanno scelto di seguire la serata di apertura attraverso i canali social di Portalecce (GUARDA).
"Il Risorto parla alle Chiese" (Ap 1,9-3,22) è il titolo della quattro giorni che il presule leccese ha pensato di offrire alla Chiesa di cui è padre e pastore: dunque non solo ascolto fine a se stesso ma un vero e proprio tempo nel quale vivere una esperienza di nuzialità con il Signore (IL TESTO INTEGRALE).
Il testo su cui Panzetta ha focalizzato l'attenzione nella prima serata è stato quello dell'Apocalisse di San Giovanni apostolo e più precisamente il capitolo 1 (vv. 9 -20 contenenti quella che in termini esegetici si chiama visione preparatoria) e il capitolo 2 (vv. 1-7che contengono la prima lettera che l'apostolo Giovanni scrive alle sette Chiese).
Il contesto di formazione dell'intero scritto, come fatto notare in maniera magistrale dall'arcivescovo Panzetta, è quello delle comunità cristiane che hanno un forte slancio missionario ma che stanno affrontando nondimeno il dramma della persecuzione e quello dell'imperversare delle eresie.
Dinanzi a questi eventi catastrofici che mettono a dura prova la vita delle Chiese, l'apostolo Giovanni si dimostra forte, tenace, in grado di non venire meno alla sua missione di evangelizzatore.
Ecco Panzetta: "Le comunità alle quali San Giovanni si rivolge, sono comunità dal forte senso missionario, dal grande slancio apostolico ma messe fortemente a dura prova dal martirio e dalla persecuzione. In questa ottica, nella quale tutte le comunità si domandano come mai il Signore non intervenga per proteggerle e per custodirle, l'apostolo scrive a queste Chiese da fratello nella fede e si dimostra tenace, resiliente, capace di non gettare la spugna dinanzi al male che imperversava anche alla luce di una proposta cristiana che poteva annacquarsi ma avendo chiaro il fine che lo Spirito gli aveva messo dinanzi: annunciare le meraviglie del Signore. Quanto sarebbe utile che anche noi, dinanzi ai martiri e alle incomprensioni quotidiane, coltivassimo questo atteggiamento di costanza, di resilienza, questa capacità di non abbatterci".
Il filo rosso che attraversa tutto lo scritto proposto dal presule è dato dalla manifestazione gloriosa del Risorto che, con tratti gloriosi e regali, si palesa nella esistenza giovannea: Cristo parla, interpella e si mostra nella vita dell'apostolo a tal punto che egli, per riconoscerlo, ha bisogno di voltarsi, di compiere una vera e propria conversione capace di fargli prendere coscienza di come Cristo abbia, potentemente, fatto irruzione nei suoi giorni e da questa irruzione egli ne esce cambiato, responsabilizzato, convertito.
Prosegue l'arcivescovo di Lecce: "Nel brano che abbiamo dinanzi c'è una esperienza forte su cui poggia l'intero testo: Giovanni vive l'incontro con Cristo e questo evento è portatore di un effetto grande nella vita dell'apostolo. Solitamente tra persone si parla udendo la voce e stando una di fronte all'altra. Giovanni, invece, per vedere la voce che gli parlava ha bisogno di voltarsi, di compiere una inversione, una metanoia che è, prima di tutto, una conversione.
Come è importante questo dato anche per la nostra vita di fede: anche noi incontriamo il Risorto e lo riconosciamo come Signore della nostra storia solo nella misura in cui siamo disposti a voltarci, a cambiare vita, a scegliere di accogliere il Risorto per camminare alla sua luce, alla sua presenza".
Esistono due condizioni spirituali che portano l'apostolo Giovanni, in esilio sull'isola di Patmos, e sono date dal suo essere totalmente in balia del Paraclito e dalla consapevolezza di essere custoditi dalla Signore.
Accorgersi di essere alla presenza del Risorto non è un fatto ideale nè qualcosa che l'orante sceglie da sè: è, piuttosto, dono dello Spirito che abilita e porta all'incontro con Cristo che da quel momento diventa il garante e il custode dell'opera che si sta realizzando, diventa il Proton e l' Eschaton, il principio e la fine.
"Quanto è importante - prosegue l'arcivescovo Panzetta - quando nella nostra vita di comunità parrocchiali, diocesane, di movimenti e di associazioni si entra nella dimensione del non appartenersi più, del consegnarsi totalmente a Dio, del dire con i fatti che ciò che siamo e compiamo è opera sua! Quanto è liberate e quanto ci fa comprendere che, come per Giovanni, anche ogni nostra azione e opera è guidata, accompagnata e custodita da Gesù che mediante noi si fa strada nella vita della Chiesa e la nutre e la fa crescere".
Dunque, non una semplice meditazione quella che ieri Panzetta ha voluto offrire nella prima serata degli esercizi spirituali diocesani ma un vero e proprio vademecum per leggere in chiave profetica il tempo presente e, così, lasciarlo illuminare dalla Grazia.
Stasera, 10 marzo, il secondo appuntamento degli esercizi spirituali per tutti: alle 17 la celebrazione eucaristica con l'esposizione solenne dell’Eucarestia. Dopo un tempo di preghiera e la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione, alle 18.45 ci sarà la benedizione eucaristica cui seguirà, alle 19, la meditazione offerta dall'arcivescovo Panzetta in diretta su Portalecce (Facebook e YouTube).

Photogallery di Arturo Caprioli.

