“Voi che siete maestri di comunicazione, l'attenzione al destinatario, è decisiva”, così l’arcivescovo di Lecce, Angelo Raffaele Panzetta, durante la celebrazione eucaristica per la festa dei giornalisti leccesi, organizzata nella serata di ieri, dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali (Ucs), diretto da don Emanuele Tramacere, in collaborazione con Portalecce.

L’incontro dal titolo: “Custodire voci e volti umani”, aperto ai numerosi giornalisti e a tutti coloro che operano nel mondo dei media locali, si è tenuto presso la Sala Mincuzzi nella nuova sede della Curia arcivescovile di Castromediano. Dopo i saluti introduttivi del direttore dell’Ucs ai presenti, è intervenuta Serena Fasiello, vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, che portando il saluto del presidente e di tutti i consiglieri dell'Ordine regionale, si è soffermata sulla denominazione della giornata, che rappresenta una speranza e un monito per i giornalisti: “Una speranza, perché abbiamo il compito di raccontare le storie delle persone che non hanno voce e un monito, perché abbiamo il dovere di farlo rispettando la dignità delle persone di cui raccontiamo le storie”.
“Usate sempre le parole giuste - ha concluso la vicepresidente - non siate affrettati, non siate approssimativi, non siate superficiali perché la serietà e l'autorevolezza hanno bisogno di tempo e pazienza, la fiducia invece ha solo bisogno della verità”.
Fulcro della conferenza, l’intervento di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana (Cei), che trattando il tema della Mail, acronimo di Media and artificial intelligence literacy, ha voluto trasmettere un percorso preciso, che è appunto la conoscenza, una conoscenza ben definita, che permette anche di comprendere il contesto in cui stiamo vivendo, che non è un contesto di novità.
“La formazione dei laici - ha proseguito Corrado - permette di comprendere, non semplicemente in un ambito individuale o soggettivo, ma a livello comunitario, quanto sia ormai radicale, entrare a contatto con questi nuovi sistemi con un pensiero critico, che consente di assumere anche una postura che non è semplicemente quella di subire o di stare lì ad attendere che il progresso prenda sempre più il sopravvento”.
Infine, in riferimento alla Conferenza episcopale italiana, ha spiegato come la formazione indica la strada come tracciato sicuro da percorrere quotidianamente perché “permette di sviluppare quelle domande che portano a una conoscenza sempre più efficace, per non essere inghiottiti oppure strumentalizzati da quegli algoritmi che quotidianamente utilizziamo, molto spesso in modo inconsapevole”.
A conclusione della serata di festa e di dialogo, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Panzetta, che nella sua omelia (IL TESTO INTEGRALE) ha ribadito come le beatitudini sono la magna carta del cristianesimo: “occorre tornare alle sorgenti della vita cristiana per riattingere al mistero di Cristo, lo stile di vita, le azioni, le decisioni valoriali della nostra vita”.
“Gesù - ha poi proseguito Panzetta - deve poter parlare a quelli che hanno già deciso di seguirlo e deve poter parlare anche a questa folla di curiosi che sono lì e che forse potranno diventare discepoli oppure potranno diventarne detrattori. È importante vedere come Gesù sa parlare a tutti, prova a trovare un linguaggio performativo capace di entrare nei cuori di chi già ha deciso di stare dalla sua parte, di camminare dietro di lui, ma anche di chi lo guarda con sospetto. Bisogna parlare a tutti, non escludere a priori nessuno tra gli uditori”.
Infine, “dobbiamo mettere in conto la potenza efficace dello Spirito, - ha concluso il Presule, esortando i giornalisti presenti - perché è lo Spirito che ci abilita a scoprire lo stile di vita di Gesù e a calarlo concretamente dentro la nostra vita”.
Photogallery di Arturo Caprioli.

