Si conclude il Giubileo sul tema "Pellegrini di speranza", voluto da Papa Francesco per ravvivare la speranza teologale, promuovendo la pace e la riconciliazione, mediante un rapporto sempre più intenso con Dio ed i fratelli ed il superamento di guerre e sofferenze. 

 

 

 

 

Occorre, però, prendere atto che “chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato non di rado accusato di favorire avversari e nemici”, secondo quanto ha sostenuto, con un linguaggio straordinariamente chiaro e stringente Papa Leone XIV in questi giorni.

Il Natale, come appunto precisa il nostro arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta che ieri sera ha chiuso l’Anno Santo a livello diocesano, il Natale non può essere trasformato in banali, anzi alienanti festeggiamenti folkloristici.

Proprio, poi, in un momento storico in cui è evidente che in alcuni ambienti e territori del mondo emerge una deriva verso l’intolleranza o proprio l’avversione religiosa.

Il Giubileo della speranza, voluto nel segno della fede e della solidarietà, si chiude così impegnando ogni cristiano alla mitezza, al perdono, alla promozione del dialogo, della riconciliazione e della pace, ha ancora puntualizzato molto efficacemente Papa Leone.

Anche se nel mondo “oggi chi crede alla pace ed ha scelto la via disarmata di Gesù è spesso ridicolizzato, spinto fuori da discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”.

Magari, incrementando una laicità che isola ed emargina la religione usandola ambiguamente.

Del resto, le autentiche espressioni religiose non possono mai deviare verso opposizioni nei confronti dei credenti.

Il Papa ha ricordato la testimonianza di Santo Stefano: “morì perdonando come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi. Invochiamo la sua intercessione perché renda forte la nostra fede e sostenga le comunità che soffrono per la loro testimonianza cristiana. Il suo esempio di mitezza, di coraggio e di perdono accompagni quanti si impegnano nelle situazioni di conflitto per promuovere il dialogo, la riconciliazione e la pace...”.

Si tratta, allora, di continuare a seminare nella quotidianità i segni della speranza, rinnovando il nostro rapporto personale con Dio con una rinascita spirituale e trasformando la vita sociale con rinnovata solidarietà.

 

 

 

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