Nelle prime ore del pomeriggio, il silenzio raccolto del monastero delle Benedettine di Lecce ha accolto una comunità in ascolto.

Le mura antiche, testimoni di preghiera e contemplazione, hanno fatto da cornice a un incontro di intensa spiritualità: una Lectio divina guidata da Suor Luciana Mele, dedicata ai corsisti del triennio formativo della Scuola diocesana di formazione teologica diretta da mons. Piero Quarta.
L’incontro, centrato sulle letture proposte dalla liturgia del giorno - dal libro del profeta Malachìa (Ml 3,13-20a) e dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,5-13) - si è trasformato in un’esperienza viva di dialogo tra la Parola e il cuore dell’uomo, tra la promessa di Dio e la risposta dell’anima che cerca. Suor Luciana, con voce pacata e profonda, ha introdotto i partecipanti nel clima del silenzio interiore che precede ogni autentico ascolto. «La Lectio divina - ha ricordato - non è studio né analisi, ma incontro: è lasciarsi guardare dalla Parola di Dio». Seguendo la sapienza monastica benedettina, la Lectio si è articolata nei suoi momenti classici: lectio, scrutatio, meditatio, oratio e contemplatio.
Nella prima parte, la comunità ha accolto la voce profetica di Malachìa, che denuncia l’aridità di un popolo. Il quale tentato dal dubbio: “«Avete detto: “È inutile servire Dio”» (Mi 3,14). Suor Luciana ha guidato la riflessione sottolineando come questa lamentela antica, e che ricorre in quasi tutta la Scrittura, risuoni anche nel cuore dell’uomo contemporaneo, spesso smarrito davanti al silenzio di Dio. «Eppure - ha spiegato - il Signore risponde con la promessa di una “aurora di giustizia” per chi teme il suo nome (Ml 3,20). È la fedeltà che salva, non l’efficienza; è la speranza che illumina anche quando la fede sembra spegnersi». In quel silenzio, i corsisti hanno potuto percepire come la Parola antica resti viva, capace di giudicare ma anche di guarire, di mettere a nudo le ferite dell’anima e insieme di medicarle con la misericordia.
La Lectio è poi proseguita con il brano evangelico di Luca 11,5-13, dove Gesù invita a pregare con perseveranza, raccontando la parabola dell’amico importuno che bussa a notte fonda. «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9). Suor Luciana ha commentato: «Il Signore non si stanca mai di ascoltare. È l’uomo, piuttosto, che si stanca di chiedere. La preghiera, quando nasce da un cuore fiducioso, non è mai vana: ogni invocazione sincera apre una breccia nella notte». La Lectio è diventata così un invito a rinnovare la fiducia nella bontà del Padre, “che dà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13). Nella penombra della sala liturgica, le parole del Vangelo sono risuonate come eco di una promessa antica e sempre nuova: Dio non delude chi persevera nell’amore. Per i corsisti della Scuola diocesana, la Lectio divina ha rappresentato non solo un momento di studio spirituale, ma una tappa di crescita personale e comunitaria.
“L’incontro con Suor Luciana - affermano Angela Boi, Mirella Rizzo,Stefania Stasi e Alessia Taurino del terzo anno - è stato un momento di intensa profondità e raccoglimento, perché quel silenzio ci ha condotti dentro il mistero non come assenza di parole, ma come spazio abitato dalla Presenza”.
“È la seconda volta che Suor Luciana suscita in noi un armonioso benessere dello spirito - ricorda Silvana De Nigris del secondo anno - la sua premessa sul silenzio e su come viverlo nel modo più consono alla nostra persona. La sua profondità interiore ci ha irradiati”.
“Difficile spiegare a parole le sensazioni provate - continua Antonio Zingarofalo iscritto al primo anno formativo - lo spezzare il Pane della Parola mi ha condotto dolcemente lungo i sentimenti interiori in cui la propria coscienza incontra un Dio che si fa luce per la mente e fiamma che arde nel cuore”.
Sulla stessa lunghezza di pensiero anche le parole di Ivan Feola e di Fabrizio Pantaleo, mentre Francesca Giannelli - corsisti del primo anno - sostiene che “la Bibbia merita in ogni casa cristiana, un angolo dedicato alle Sacre Scritture, un posto di rilievo, sotto una giusta luce, perché non deve essere conservata nella biblioteca e ammirata come un qualsiasi libro bensì deve essere assaporata come pane quotidiano”.
Sempre per il primo anno conclude Ramiro Ramirez che ammette: “l’incontro vissuto con Suor Luciana ha toccato le corde del cuore e trasformato la parabola dell’amico importuno in un messaggio urgente e attuale per la nostra vita di preghiera. Con la sua guida, ha saputo infondere il coraggio di bussare con insistenza alla porta di Dio, non perché Egli sia riluttante, ma perché vuole vedere la sincerità e la perseveranza del nostro desiderio”.
La Parola ascoltata insieme ha creato comunione, come semi che germogliano nel terreno di una Chiesa viva e in cammino. «Studiare teologia - ha ribadito Suor Luciana - non significa riempirsi di concetti, ma lasciarsi trasformare dal Vangelo. La Parola non è un oggetto da capire, ma un mistero da accogliere». Il monastero benedettino di Lecce, con la sua quiete e la sua preghiera silenziosa, si conferma così come un cuore pulsante di spiritualità nella diocesi: un luogo dove la Parola si fa carne nella vita quotidiana, dove il ritmo antico del monachesimo incontra la sete di Dio delle nuove generazioni.
E come il profeta Malachìa promette, «per voi che temete il mio nome sorgerà il sole di giustizia» - un sole che, anche oggi, continua a sorgere tra le pagine della Scrittura e i volti di chi si lascia raggiungere dalla sua luce. Il canto conclusivo del Magnificat ha sigillato la serata come risposta di lode: la Parola, letta e meditata, è diventata preghiera, e la preghiera si è fatta vita.
Photogallery di Arturo Caprioli.

