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“Esprimo gratitudine per questo dono in un tempo dove nuove fragilità si aggiungono a quelle profondamente radicate in una società sempre più disuguale e ingiusta”.

 

 

 

 

Lo afferma il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, commentando l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri, pubblicata da Papa Leone XIV. Il testo, osserva il cardinale, “mette al centro gli ultimi, gli scartati, coloro che non hanno voce e volto, i dimenticati, gli emarginati, invitando la Chiesa e i cristiani a una scelta di campo, oltre che a un cambio deciso di prospettiva”. Il Pontefice, “in piena continuità con il magistero di Francesco”, ricorda che “la questione dei poveri riconduce all’essenziale della nostra fede” e che “non può essere ridotta solo a problema sociale”.

Al presidente della Cei fa eco il vice presidente di Caritas Italiana, Paolo Valente: “L’esortazione apostolica Dilexi te è il testimone che, nella staffetta tra i successori di Pietro, passa da Francesco a Leone. Ognuno ha fatto e farà la sua parte nella corsa, ma senza mai lasciar cadere la centralità, nell’esperienza cristiana, dei poveri. Non un aspetto residuale della realtà, ma l’oggetto/soggetto di una scelta preferenziale. Contrariamente a come va il mondo, i poveri sono una ‘scelta prioritaria’ che ‘genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società’. Purché si sia capaci di liberarsi dall’autoreferenzialità e di ascoltare il loro grido”.

Anche nella diocesi di Lecce c’è fermento per far conoscere l’Esortazione alla comunità locale. La prima iniziativa arriva da Surbo. Mercoledì 15 ottobre, infatti, alle 19, presso l’Oratorio “Maria del Popolo”, il parroco don Mattia Murra ha organizzato un incontro dal titolo “Dilexi te. Ti ho amato: la Chesa e l’amore per i poveri”, proprio per presentare il nuovo documento di Papa Leone. L’evento è ovviamente aperto a tutta la comunità diocesana.

“I poveri - afferma ancora Valente - mettono alla prova la nostra credibilità di cristiani (Giacomo: ‘A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?’). L’orizzonte per la comunità cristiana oggi (e sempre) è descritto con intensa e disarmante semplicità al numero 120: ‘L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno’. Una Chiesa che ama, povera, per i poveri”.

“Oggi non si può rimanere a guardare la vita da lontano - è il commento di Madre Diana Papa, badessa della comunità delle Clarisse di Otranto -: è necessario un coinvolgimento per liberare l’umanità da tante sofferenze. Papa Leone auspica che cresca il numero dei politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde dei mali del mondo, ascoltando il grido di interi popoli (cfr. Dilexi te 91). Afferma che è compito di tutti i membri del popolo di Dio partecipare attivamente alla vita sociale per curare il bene comune, per far sentire, pur in modi diversi, una voce che denunci le situazioni di povertà (cfr. Dilexi te 97). Vi è l’urgenza di un coinvolgimento concreto dei cristiani, come fu detto durante la Conferenza di Aparecida”.

“Papa Leone - conclude Suor Diana - chiede ai cristiani che, attraverso la loro condivisione con i poveri, ciascuno possa far risuonare nel profondo del cuore le parole di Gesù: ‘Io ti ho amato’ (Ap 3,9). Svegliarci è un verbo usato dal Papa: l’Esortazione ci esorta a compiere un cammino di santità in compagnia dei poveri, non solo a livello materiale ma anche esistenziale, perché nella relazione con loro ci scopriremo amati da Gesù”.

 

 

 

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