Oggi è il giorno nel quale la Chiesa, attraverso il ministero petrino di Papa Leone XIV, annovera tra i santi il Beato Pier Giorgio Frassati.

Grande è il gaudio nella comunità dei credenti così come nell’Azione cattolica italiana di cui lo stesso Frassati è stato tra gli esponenti più attivi.
Proprio l’Azione cattolica, infatti, ha voluto prepararsi a questo evento di grazia attraverso un convegno pubblico tenutosi ieri presso l’aula magna della Lumsa (Libera università Maria Santissima Assunta), dal titolo “Dentro la vita, dentro la storia. La santità di Pier Giorgio Frassati”.
Variegate le voci che hanno preso parte a questo momento di grande impatto culturale tra cui il presidente dell’Azione cattolica italiana Giuseppe Notarstefano, il card. Marcello Semeraro prefetto del Dicastero delle cause dei santi, Roberto Falciola, vicepostulatore della causa di canonizzazione e presidente dell’Azione cattolica dell’arcidiocesi di Torino, Luca Liverani, giornalista di Avvenire, Rosanna Tabasso, presidente del Sermig, e Tatiana Giannone, presidente del presidio nazionale di Libera. Ha moderato l’incontro Gennaro Ferrara, giornalista di Tv2000.
Tra i contributi di rilievo, dunque, quello del porporato salentino (IL TESTO INTEGRALE), il card. Semeraro che domani, 8 settembre festeggia i suoi 54 anni anni di sacerdozio. Nel suo intervento ha voluto mettere in luce una santità di Frassati intrisa di quotidiano.
Belle le parole del prefetto del dicastero per le cause dei santi: “Da alcune settimane è nelle librerie una biografia da me curata di Pier Giorgio Frassati […] col suo sottotitolo: ‘Alpinista dello spirito’ […]. In questa immagine io ravviso la santità di Frassati a prescindere dalla forte passione per l’alpinismo! È una risposta che faccio mia, convinto come sono che la figura del santo cristiano non deve soltanto «parlare», ma deve parlare al mondo di oggi e farlo in forma udibile e provocante da questo medesimo mondo, sicché si domandi: perché ha questo comporta-mento inusuale? La Chiesa, oggi, nella società della indifferenza, ha bisogno di questi testimoni, di queste figure di santi”.
Nondimeno, però, dinanzi al luminoso esempio di santità che è quello di Frassati occorre domandarsi se la stessa abbia una incidenza nella vita del cristiano o non, piuttosto, resti solo come qualcosa di relegato nei contesti sacri e non porti l’uomo ad interrogarsi sulla meta della sua esistenza cristiana.
Continua Semeraro: “Se il sottotitolo di questo nostro Convegno ci chiede qualcosa sulla «santità» di Pier Giorgio Frassati, il titolo ci domanda di entrare «dentro la vita, dentro la storia», proprio come avrebbe fatto lui. Una santità, infatti, non è provocatoria se non ci porta dentro la storia e la vita!”.
Bella e suggestiva, però, la pennellata che il porporato ha voluto dare alla figura di Frassati, incastonandola nella temperie culturale odierna sempre più bisognosa di una pace che, come affermato più volte da Papa Prevost, possa essere disarmata e disarmante, una pace che deve costruirsi attraverso il rifiuto di ogni sforzo bellico e la persecuzione di atteggiamenti di riconciliazione.
Osserva Semeraro: “Il Papa ha detto che «la pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poi-ché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi». Qualcosa del genere, mi pare e non credo di errare molto, l’ha fatta Pier Giorgio Frassati. Su Wikipedia si riporta che ad una donna, il cui un fratello era morto ucciso in guerra, egli domandò: «Natalina, lei non darebbe la vita per fare cessare la guerra?». Al rifiuto della donna egli rispose: «Io sì che la darei, anche subito!». Eppure, Frassati era un «battagliero»”. “Nei giorni scorsi - il finale del porporato di Monteroni - ho letto con attenzione un intervento apparso sull’edizione torinese de «la Repubblica» dove si fa un parallelo tra Pier Giorgio Frassati e Pietro Gobetti, ambedue ispirantisi a don Luigi Sturzo e vittime del fascismo. Altrettanto fermamente Frassati fu portatore di riconciliazione e di pace e tale lo considerarono tutti i suoi amici, che testimoniarono nel processo per la beatificazione e canonizzazione: volenteroso nel togliere i dissensi o urti fra i compagni di circolo, capace di far da paciere fra i compagni, impegnato a fare ritrovare la serenità e a calmare gli animi pure nelle assemblee più turbolente dove egli non aveva fatto da spettatore”.
La Chiesa, dunque, da oggi sarà ricca di un nuovo modello che, insieme a San Carlo Acutis, sarà da sprone e da incoraggiamento affinché ogni battezzato possa lavorare nella vigna del Signore tenendo ben salde le parole che la Scrittura stigmatizza come prioritarie per ogni fedele che aspira alla santità: “Siate santi perché io sono Santo” (Lv 19,2)

