Due giovani, due laici, due santi. Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati domani 7 settembre saranno ufficialmente e solennemente proposti dalla Chiesa come modelli di santità a tutto il popolo di Dio.

Sarà Leone XIV a presiedere il rito di canonizzazione in Piazza San Pietro anche se era stato già Papa Francesco a promulgarne i decreti il 23 maggio del 2024, quasi un anno prima della sua morte. L’aggravarsi, poi, delle condizioni di salute del Pontefice argentino avevano costretto a rimandare sia la data per Acutis, inizialmente prevista durante il Giubileo degli adolescenti, lo scorso aprile, sia quella di Frassati, fissata per i primi di agosto durante il Giubileo dei giovani.
A poche ore dalla tanto attesa liturgia pontificia, abbiamo raccolto il pensiero e la testimonianza del porporato leccese (originario di Monteroni), il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi
Eminenza, due nuovi santi, entrambi giovani, entrambi laici. Un binomio che prima del Vaticano Il sarebbe stato quasi impensabile associare ai santi e ai beati. Le due canonizzazioni di domani rendono possibile - e potremmo aggiungere, naturale - l’improbabile fino a non molti anni fa. Cosa è cambiato?
Come ci ricorda Romano Guardini ne “L'età della vita”: Carlo è espressione della santità di un ragazzo, pronto ad aprirsi alla vita avendo come punto di riferimento l’Eucaristia, la sua autostrada per il cielo. Queste santità diverse dovrebbero indurci a riflettere sul senso delle età della vita. Frassati ci mostra un’età della vita particolare, Acutis quella del mondo adolescenziale che oggi forse è la fase della vita più critica.
Si tratta di santi che hanno frequentato la strada in silenzio, anche nel nascondimento. La stessa madre di Carlo Acutis in un libro di recente pubblicazione (“Spirit insight”, Piemme) ha confermato di aver scoperto la fede solo dopo "la santità" del figlio…
Acutis è stato una scoperta anche per i suoi genitori, ha fatto quello che ha fatto con le sue possibilità di adolescente, con le sue possibilità di giovane. La sua è la santità di un ragazzo, pronto ad aprirsi alla vita avendo come punto di riferimento l’Eucaristia, la sua “autostrada per il cielo".
Eminenza, nel pensiero comune, quando si pensa alla santità si pensa a persone tristi, sofferenti e chiuse in qualche eremo lontane dal mondo, invece il santo e sempre stato una persona di fede molto concreta che ha dato risposte serie alle domande del proprio tempo.
C’è sempre qualcosa di sorprendente nei santi, molti di loro si assomigliano e d’altra parte l’esercizio delle virtù cristiane non è mai un esercizio isolato, è sempre accompagnato dall’esercizio di molte altre virtù. Pier Giorgio Frassati, ad esempio, incarna il modello del fedele laico offerto dal Concilio Vaticano II. È colui che, impegnato nella vita, ha una particolare esperienza in diverse realtà del mondo, è quella che il Concilio chiama l’indole secolare del fedele laico che ha vissuto in piena consonanza con il Vangelo, incarnandolo in ogni aspetto. Fu un vero profeta del Concilio e Papa Francesco era entusiasta di lui La santità di Frassati ci fa vedere come nell’ordinarietà della vita è possibile essere cristiani, senza ulteriori aggettivi.
Insomma. Eminenza, da domani sul calendario, avremo due nuovi santi, quelli “della porta accanto”, da invocare e dai quali attingere l’esempio per vivere il nostro cristianesimo secondo il Vangelo.
Ci sono dei santi che, come sottolineava la mistica Madeleine Delbrêl. crescono nei vivai perché sono in un istituto religioso, sono consacrati. Ce ne sono altri come Acutis e Frassati che sono stati nel mondo e sono i santi della strada.
Per il cardinale Semeraro che ha in questi giorni ha pubblicato “Pier Giorgio Frassati. Alpinista dello spirito” (Edizioni Messaggero Padova 2025, pp. 184, euro 18) (LEGGI), l’agire nel nascondimento del giovane torinese, di famiglia borghese, il padre direttore de “La Stampa”, ricorda quanto scritto nella Lettera agli Efesini di Sant’Ignazio di Antiochia: "meglio essere cristiani in silenzio che chiacchierare, dirlo e non esserlo". Quel fare il bene senza gridarlo che si manifesterà poi in una corposa presenza ai funerali di Frassati di persone povere, diseredate, gente ai margini che lui aveva aiutato sempre nel nascondimento. Anche nel suo caso la prematura morte, avvenuta a 24 anni nel 1925, ha rappresentato un'epifania per la famiglia perché hanno incontrato quei poveri che il figlio aveva cercato per aver "conosciuto" Gesù.

