Lecce ha vissuto giornate di intensa spiritualità e tradizione in occasione della festa patronale della diocesi, un appuntamento che ogni anno richiama fedeli, pellegrini e visitatori nel cuore del Salento.

Ieri mattina la celebrazione capitolare delle 11 in cattedrale ha avuto un significato speciale: a presiederla è stato l’arcivescovo emerito Michele Seccia, accolto con profonda gratitudine ed evidente affetto. Hanno concelebrato il parroco e delegato arcivescovile ad omnia don Vito Caputo, il delegato arcivescovile per la pastorale organica mons. Vincenzo Marinaci, il vicario per la forania di Lecce, mons. Piero Quarta e l’ultimo presbitero consacrato dal presule barlettano, don Gianmarco Sperani. Hanno assistito il presule i diaconi Maurizio Giancane e Paolo Arnesano.
Tra i banchi, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, il vicesindaco Roberto Giordano Anguilla. Nel cuore della celebrazione, l’omelia di mons. Seccia ha posto l’accento sul ruolo insostituibile della famiglia come primo luogo di trasmissione della fede: “Sant’Oronzo ci ricorda che la fede non si eredita come un bene materiale, ma si trasmette attraverso la testimonianza viva. È in famiglia, durante anche il pranzo della festa, che i bambini imparano a pregare, ad amare la Chiesa, a riconoscere la presenza di Dio nella vita quotidiana. Senza famiglie credenti, non ci saranno nuove generazioni di cristiani”.
In un altro passaggio, l’arcivescovo ha richiamato con forza l’attualità della testimonianza di Sant’Oronzo e dei martiri leccesi, che nel I secolo affrontarono il martirio pur di non rinnegare la fede in Cristo: “Il sangue di Sant’Oronzo non è soltanto memoria storica, ma seme fecondo per il nostro presente. Il suo coraggio di fronte alla persecuzione ci ricorda che anche oggi essere cristiani significa spesso andare controcorrente, accettando sacrifici e rinunce per vivere con coerenza il Vangelo”.
Il presule poi ha invitato i fedeli e i turisti presenti a “riscoprire la forza della testimonianza cristiana nella vita quotidiana, come segno di speranza e di unità in un tempo segnato da sfide e incertezze”.
Prima della benedizione finale, mons. Seccia ha rivolto un pensiero particolare ai giovani e alle famiglie e ha affidato alla protezione del Patrono l’intera comunità diocesana: “Sant’Oronzo non è solo custode del passato, ma compagno di cammino per il futuro, che continua ad accompagnare Lecce con la sua intercessione. La sua fede incrollabile diventi modello per le nuove generazioni, chiamate a costruire un futuro di fraternità e speranza”.
I festeggiamenti per i Santi Patroni si sono rivelati, ancora una volta, un momento di fede vissuta, memoria condivisa e speranza proiettata verso il domani.
Photogallery di Arturo Caprioli.

