Le comunità parrocchiali della Vicaria di Lecce sotto la guida di don Piero Quarta, sono state protagoniste, ieri pomeriggio, del quarto e ultimo appuntamento in programma in questo mese di maggio per il pellegrinaggio vicariale diocesano.

 

 

I fedeli si sono ritrovati presso Sant'Irene, dove i sacerdoti operanti in questa porzione di Chiesa diocesana, durante la celebrazione di una liturgia penitenziale, si sono messi a disposizione per le confessioni individuali. 

Spiega, infatti, la Bolla di indizione Spes non confundit che “il sacramento della riconciliazione ci assicura che Dio cancella i nostri peccati” (n.21).

Ritornano con la loro carica dirompente di consolazione e incoraggiamento, dunque, le parole del Salmo 103: “Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. […] Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. […] Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe”.

Confessarsi, quindi, non è solo una bella opportunità spirituale, ma costituisce un passo decisivo nel cammino di fede di ciascun battezzato. Si offre, in tal modo, al Signore l’occasione di distruggere i peccati, di risanare il cuore, di rialzare e di abbracciare il penitente, così da fargli conoscere il suo volto tenero e compassionevole.

Non esiste, allora, modo migliore per approcciarsi a Dio che lasciarsi riconciliare da Lui (cfr. 2Cor 5,20), assaporando il suo perdono, riscoprendo la bellezza del sacramento della guarigione e della gioia e la soavità del perdono dei peccati. 

Successivamente è stato l'arcivescovo coadiutore Angelo Raffaele Panzetta a introdurre e guidare la liturgia stazionale durante la quale, dopo il canto di invocazione allo Spirito Santo, ha tenuto una breve catechesi giubilare sulla Parola tratta dal Libro di Giosuè (24,1-2;14-28), un momento meditativo che ha dettato le coordinate delli intero pomeriggio vissuto.

Così Panzetta: “Quando un pellegrinaggio è vero, diventa un itinerario spirituale. E l’itinerario spirituale raggiunge la sua finalità e il suo scopo allorché aiuta le persone a guardarsi dentro e a porsi le domande importanti, quelle che durante la vita quotidiana e feriale non abbiamo neanche il tempo di porci. La domanda fondamentale che Giosuè pone al popolo di Dio e che Dio pone a tutti è la seguente: chi è il Signore della tua vita? Chi governa dentro la tua esistenza? Chi ha le chiavi della tua vita? Qual è la signoria a cui hai consegnato la tua esistenza?”. 

E, rivolgendosi principalmente a quanti sono impegnati come educatori all’interno delle proprie realtà parrocchiali, Panzetta ha incalzato: “L’educatore, prima ancora di guidare gli altri, deve guidare sé stesso; gli interrogativi che egli pone, deve farli risuonare nel cuore; tutti noi educatori che siamo qui, siamo chiamati a un bell’esame di coscienza, partendo dal vescovo - io per primo, perché il vescovo è anche un educatore -  per giungere ai presbiteri, ai diaconi, ai  catechisti, ai genitori, ai nonni. Tutti siamo chiamati in causa da questa Parola e dovremmo chiederci se oltre a indicare il bene alle persone, noi abbiamo scelto quel bene. Se siamo persone che hanno scelto di vivere nella signoria di Cristo”. 

Al termine, sacerdoti, laici e i membri di alcune confraternite presenti, processionalmente guidati dal canto delle litanie dei santi, si sono diretti verso Piazza Duomo dove, l'arcivescovo Michele Seccia ha accolto i pellegrini per i riti conclusivi del pellegrinaggio e per presiedere poi la solenne concelebrazione eucaristica. 

Nell’omelia Seccia ha voluto sottolineare l’importanza delle comunità parrocchiali e religiose nel mettersi in cammino, “una volontà sempre nuova, confermata, ribadita come impegno che deve continuare anche nei prossimi giorni, di una vita sempre più radicata nella novità del Battesimo, nell’azione continua della Spirito Santo, nella partecipazione alla Santa Eucarestia e al sacramento della riconciliazione: tutti siamo in cammino sulla stessa strada, ma con l’unico obiettivo che è la santità e questo cammino che noi compiamo è espressione di una volontà di conversione”. 

Da qui, allora la conclusione e il mandato che il pastore leccese ha voluto dare a tutti i presenti: “Se il Signore ha voluto questo impegno per noi, vuol dire che Lui è accanto a noi nel nostro itinerario, che Lui ci accompagna e risveglia in noi, la consapevolezza di quella fede che non possiamo valorizzare solo quando capita, ma che dobbiamo ridestare continuamente”.

 

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

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