La scorsa settimana, con il gruppo degli incaricati regionali di ecumenismo e dialogo interreligioso italiani ho avuto l'opportunità di partecipare all'incontro dell'Unedi (Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso) ad Abu Dhabi.

Si è trattato di un evento significativo che ha messo al centro l'importanza del dialogo interreligioso e della fraternità tra le diverse fedi, in continuità con l'insegnamento di Papa Francesco sulla fratellanza umana.
Ospiti del Vicariato apostolico dell’Arabia Meridionale, guidato da mons. Paolo Martinelli, che prima era stato vescovo ausiliare di Milano, abbiamo potuto sperimentare l’ospitalità di questa Chiesa di frontiera, composta completamente da fedeli immigrati di più di 100 nazionalità diverse, giunti nel paese emiratino per lavoro.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare oltre che la comunità locale (con la partecipazione all’Eucaristia domenicale e alle attività di catechesi per i ragazzi) anche i rappresentanti di altre religioni, tra cui l'Islam, l’Ebraismo, l’Induismo ed altre fedi, facendo esperienza diretta delle dinamiche interreligiose che caratterizzano gli Emirati Arabi Uniti, ma il contesto in cui questo è avvenuto era di particolare suggestione: la Abrahamic Family House è realmente una “casa” in cui tutti coloro che chiamano “Padre” il patriarca Abramo hanno la possibilità di stare insieme nel rispetto reciproco.
Tre luoghi di culto delle stesse misure, una chiesa cattolica intitolata a San Francesco, una sinagoga, intitolata a Rav. Moses Ben Maimon, e una moschea intitolata all’Imam Ahmed al-Tayeb, collegate tra loro da un Forum in cui le tre comunità organizzano attività comuni di conoscenza e fraternità.
È stata un'opportunità di formazione in cui si alternavano incontri con specialisti presso la chiesa di San Francesco (Mons. Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, mons. Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, prof. Giuseppina De Simone della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale - sez. San Luigi, Napoli, impegnata nell’approfondimento del Manifesto della teologia dal Mediterraneo) ma anche momenti di immersione nelle esperienze concrete di dialogo che la Chiesa di questo territorio svolge con i cristiani di altre denominazioni e con gli altri credenti, nelle visite si percepiva che tutto questo era possibile grazie all’amicizia e alla fraternità costruite nel tempo.
In questa terra, relativamente giovane come Stato, si è potuto sperimentare che vivere la diversità religiosa senza paura ma con un atteggiamento di apertura e rispetto, permette di crescere insieme come fratelli e sorelle. Si è sperimentato che il vero dialogo non si limita alla teoria, ma richiede gesti concreti di accoglienza, di ascolto e di collaborazione per il bene comune.
Con la delegazione dell’Unedi/Cei partecipavano all’incontro Padre Stefano Luca Ofm Cap, direttore della nascente Commissione del vicariato e cinque membri di tale commissione rappresentanti di vari uffici, quello per la formazione, quello per le scuole cattoliche e, ovviamente, quello per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Anche questo è stato importante da vedere: l’ecumenismo e il dialogo interreligioso non è un impegno “di nicchia” per appassionati del settore, ma è chiamato a coinvolgere l’intero agire della comunità cristiana, perché il futuro è insieme.
L'esperienza di Abu Dhabi ha confermato quanto sia importante per la Chiesa italiana essere un “ponte” che unisce, piuttosto che un muro che divide, nella promozione del dialogo interreligioso.
Il cammino tracciato dal Documento sulla fratellanza umana, qui firmato, e gli insegnamenti di Papa Francesco sono stati fonte di ispirazione per tutti, abbiamo condiviso l’impegno di portare avanti una cultura di pace, di incontro e di rispetto reciproco tra tutte le fedi, nella speranza che il dialogo interreligioso diventi una vera e propria strada per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno.
Siamo tornati con la coscienza di avere una responsabilità, evidenziare il compito della Chiesa italiana di essere non solo una testimone di questo impegno, ma anche una pioniera nel rendere concreti i principi di fraternità e di pace, in una società, la nostra, che contrariamente a quella degli Emirati Arabi Uniti, vede nella diversità un pericolo piuttosto che un’opportunità.
Il prossimo appuntamento sarà l’accoglienza in Italia della Commissione del Vicariato per continuare, nella reciprocità, il lavoro iniziato dal delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.

