Da ieri sera, dopo l’Azione liturgica nella Passione del Signore e la processione del Cristo Morto e della Desolata, la comunità cristiana vive l’ora del silenzio e dell’attesa della resurrezione.

Oggi, 4 aprile, è il Sabato Santo. In mattinata, in duomo, alle 9, l’Ufficio delle Letture e le Lodi mattutine con l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta e i canonici del Capitolo cattedrale. Alle 22, poi, il pastore presiederà la Solenne Veglia Pasquale.
Per antichissima tradizione è la “La notte di veglia in onore del Signore”. Questa notte non è come le altre notti. È una notte di luce. Nella nostra oscurità verrà acceso il Cero pasquale. Anche in questo tempo incerto, di smarrimento e di paura, quella fiamma è la luce del Cristo risorto, che illumina i sentieri della storia e orienta il nostro cammino alla speranza. Alla Liturgia del fuoco e della luce e al canto dell‘Exultet, seguirà la Liturgia della Parola e, dopo l’omelia, l’assemblea nella Liturgia dell’acqua rinnoverà le promesse battesimali. La solenne celebrazione si concluderà con la Liturgia eucaristica.
“La risurrezione di Gesù è un big bang attraverso il quale la vita eterna ha cominciato a espandersi in mezzo all’umanità. Così la vicenda umana è cambiata”. Lo affermava l'anno scorso l'arcivescovo Panzetta, all'epoca ancora coadiutore, nell'omelia della messa di Pasqua nella comunità delle Benedettine del Monastero di Lecce.
"La Pasqua - sottolineava - è un evento storico ma anche metastorico che ha cambiato la storia facendola diventa metastoria”. Un mistero quello della risurrezione “nel quale entrare in punta di piedi”. In punta di piedi perché ciò che è avvenuto in quel sepolcro a Gerusalemme è stata opera della Trinità. Così ancora mons. Panzetta: “in quell’ora suprema Dio Padre si è chinato sul Figlio e per opera dello Spirito Santo lo ha risuscitato. La risurrezione allora è un evento nel quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno dato il meglio di loro stessi”. Tale mistero riguarderà anche noi, allorquando, aggiungeva il pastore, “Dio Padre si chinerà su di noi e ci tirerà fuori dalle nostre tombe”.
La Pasqua è la festa della speranza, “questa è la festa nella quale ci viene dato il diritto di sperare perché Lui che è risorto è la nostra speranza. Egli è il Dio della vita, un Dio che ama la vita”. “Siamo soliti pensare - così concludeva l'omelia - che la nostra vita dipenda dal passato. In parte è così ma non del tutto. Con la risurrezione la nostra storia dipende dal futuro”.
Domani, 5 aprile, Domenica di Pasqua, in prima mattinata l'arcivescovo celebrerà la messa di Pasqua nel'Istituto di pena di Borgo San Nicole e alle 11 presiederà in cattedrale il Solenne Pontificale nella Risurrezione del Signore.

